Riscaldamento globale

Riscaldamento globale, la soglia che cambia tutto: perché 1,5 °C non è più un confine sicuro

Il riscaldamento globale sta entrando in una fase più delicata. La soglia di 1,5 °C di aumento della temperatura media rispetto al periodo preindustriale, diventata il principale riferimento della politica climatica internazionale, potrebbe essere superata stabilmente nei prossimi anni. La questione, però, è più complessa di quanto suggerisca un singolo numero: oltrepassare temporaneamente quel livello non significa che qualsiasi possibilità di intervento sia perduta, mentre durata e intensità del superamento possono cambiare profondamente le conseguenze per persone, economie ed ecosistemi.

Un primo segnale è già arrivato. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), il 2024 è stato probabilmente il primo anno solare con una temperatura media globale superiore di oltre 1,5 °C rispetto al periodo 1850-1900, raggiungendo circa 1,55 °C, con un margine di incertezza di ±0,13 °C. Il dato annuale, tuttavia, non equivale ancora al superamento definitivo dell’obiettivo climatico dell’Accordo di Parigi, che viene valutato su periodi più lunghi.

Il problema è che la probabilità di osservare nuovi anni sopra questa soglia sta aumentando. Le proiezioni della WMO per il periodo 2026-2030 indicano una probabilità del 91% che almeno uno di questi anni superi temporaneamente 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. La stessa analisi attribuisce inoltre una probabilità dell’86% al fatto che almeno un anno del quinquennio risulti più caldo del 2024.

Il nuovo quadro delineato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) sposta quindi l’attenzione. La domanda non è più soltanto se la temperatura oltrepasserà 1,5 °C, ma di quanto lo farà, per quanto tempo e quanto rapidamente sarà possibile riportarla verso valori inferiori. Il rapporto più recente dell’organizzazione considera ormai il superamento della soglia largamente inevitabile nelle attuali traiettorie climatiche e individua nello scenario di “overshoot, peak and decline” — superamento, picco e successiva discesa — una delle principali strategie rimaste disponibili.

Cosa significa davvero superare 1,5 °C?

Superare 1,5 °C significa aumentare progressivamente i rischi climatici, ma non oltrepassare un punto oltre il quale qualsiasi intervento diventa inutile. Ogni frazione di grado continua infatti a fare una differenza concreta.

L’IPCC sottolinea che ogni incremento del riscaldamento intensifica diversi pericoli simultaneamente, dalle ondate di calore alle precipitazioni estreme, passando per siccità, incendi e ondate di calore marine. I rischi crescono ulteriormente passando da 1,5 a 2 °C.

Secondo l’UNEP, persino nello scenario più favorevole oggi analizzato il picco potrebbe raggiungere circa 1,8 °C, mentre altre traiettorie porterebbero il pianeta oltre i 2 °C. Più elevato e prolungato sarà il superamento, maggiore sarà inoltre la probabilità di avvicinarsi a cambiamenti difficili o impossibili da invertire, dalla destabilizzazione delle grandi calotte glaciali all’alterazione di importanti ecosistemi.

Perché pochi decimi di grado possono fare una grande differenza?

Pochi decimi di grado incidono sulla frequenza e sull’intensità degli eventi estremi e sulla capacità delle società di adattarsi. È per questo che 1,8, 2 o 2,5 °C non rappresentano scenari equivalenti.

L’IPCC evidenzia che l’aumento della temperatura rende più frequenti e intensi gli estremi di caldo, le precipitazioni intense e, in alcune regioni, le siccità agricole ed ecologiche. Crescono parallelamente i rischi per disponibilità idrica, produzione alimentare, salute, infrastrutture ed ecosistemi.

Per il Mediterraneo il tema è particolarmente rilevante. Le valutazioni scientifiche individuano la regione tra quelle esposte a un aumento significativo dei rischi associati a caldo estremo, siccità e incendi con l’avanzare del riscaldamento globale. Per Paesi come l’Italia, questo significa dover considerare con crescente attenzione gli effetti su risorse idriche, agricoltura, città e territori costieri.

Si può ancora riportare il riscaldamento globale sotto 1,5 °C?

Tecnicamente è ancora possibile tentare di ridurre nuovamente le temperature dopo un superamento, ma il margine di manovra si è ristretto. Servono riduzioni rapide e durature delle emissioni, accompagnate da interventi di adattamento.

Le politiche climatiche attualmente in vigore indirizzano il pianeta verso circa 2,8 °C di riscaldamento nel corso del secolo. Anche applicando integralmente gli impegni climatici nazionali presentati dai governi, le stime UNEP indicano circa 2,3-2,5 °C.

Ridurre il picco richiede soprattutto meno emissioni di CO2 e metano. In seguito potrebbero contribuire anche tecniche capaci di rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera, dalla riforestazione alle soluzioni tecnologiche di Carbon Dioxide Removal. L’UNEP precisa però che queste tecnologie devono affiancare la riduzione delle emissioni, non sostituirla.

Cosa cambia ora nella lotta al cambiamento climatico?

La priorità diventa limitare al massimo sia l’entità sia la durata del superamento. Considerare 1,5 °C ormai difficile da rispettare non rende irrilevanti gli interventi climatici: rende più importante ogni riduzione aggiuntiva delle emissioni.

Negli ultimi dieci anni le proiezioni sono comunque migliorate. All’epoca dell’Accordo di Parigi alcune stime indicavano traiettorie nell’ordine di 3-3,5 °C; oggi gli scenari basati sugli impegni dichiarati sono inferiori, anche se ancora lontani dagli obiettivi concordati.

La sfida climatica entra quindi in una fase diversa: evitare ogni decimo di grado possibile, rafforzare la capacità di adattamento delle città e dei territori e ridurre il tempo trascorso sopra 1,5 °C. Perché tra un pianeta più caldo di 1,8 °C e uno più caldo di oltre 2 °C la differenza non è simbolica. Si misura in eventi estremi, danni economici, ecosistemi perduti e persone esposte a rischi sempre più difficili da gestire.