Case green

Case green, l’Italia sotto pressione UE: cosa può succedere ora a edifici e ristrutturazioni

L’Italia si trova davanti a un nuovo passaggio delicato sul fronte delle politiche energetiche e della riqualificazione degli edifici. La Commissione europea ha infatti fatto avanzare due procedure che riguardano, da un lato, il recepimento incompleto delle norme europee sull’efficienza energetica e, dall’altro, il ritardo nella presentazione del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. In entrambi i casi Bruxelles ha inviato un parere motivato, cioè uno degli ultimi passaggi prima di un possibile deferimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea. L’Italia ha due mesi per rispondere e adottare le misure richieste.

La questione riguarda direttamente il percorso europeo verso edifici meno energivori, bollette più basse e una minore dipendenza dai combustibili fossili. Secondo i dati della Commissione europea, circa il 40% dell’energia consumata nell’Unione viene utilizzata negli edifici e il settore è responsabile di circa il 36% delle emissioni di gas serra legate all’energia. Inoltre, l’85% degli immobili europei è stato costruito prima del 2000 e circa il 75% presenta prestazioni energetiche considerate insufficienti. A fronte di questi numeri, il tasso annuo di ristrutturazione energetica resta vicino all’1%.

Il tema delle cosiddette “case green”, quindi, non si limita alle classi energetiche degli appartamenti o ai lavori da effettuare sui singoli immobili. Il quadro europeo riguarda anche edifici pubblici, politiche contro la povertà energetica, consumi della pubblica amministrazione, sistemi di finanziamento e programmazione degli interventi fino al 2050. La direttiva sull’efficienza energetica del 2023 ha introdotto, tra le altre misure, un obiettivo di riduzione annua dell’1,9% dei consumi energetici del settore pubblico e ha esteso l’obbligo di ristrutturazione annuale del 3% degli edifici a tutti i livelli della pubblica amministrazione.

Per cittadini e proprietari, però, è importante distinguere il piano europeo dalle conseguenze immediate. La procedura d’infrazione è rivolta allo Stato italiano: non comporta automaticamente nuove sanzioni per chi possiede una casa, né introduce da sola l’obbligo di effettuare lavori entro una determinata data. Il nodo è la capacità dell’Italia di tradurre le regole europee in norme nazionali e di definire una strategia credibile per rinnovare il patrimonio edilizio nei prossimi decenni.

Perché l’Italia è sotto procedura sull’efficienza energetica?

Il primo rilievo riguarda il recepimento incompleto della direttiva UE 2023/1791 sull’efficienza energetica. La scadenza generale per notificare le misure nazionali era fissata all’11 ottobre 2025. Dopo una prima lettera di costituzione in mora inviata nel novembre 2025, la Commissione ha ritenuto che Italia, Grecia, Spagna e Malta non avessero ancora completato il recepimento e ha quindi emesso un parere motivato.

La direttiva punta a ridurre dell’11,7% il consumo finale di energia dell’Unione entro il 2030 rispetto allo scenario di riferimento del 2020. Prevede inoltre risparmi energetici annuali crescenti e una maggiore attenzione alle famiglie vulnerabili.

Che cos’è il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici?

Il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici è la tabella di marcia con cui ogni Paese deve indicare come intende rendere il proprio patrimonio immobiliare altamente efficiente e decarbonizzato entro il 2050. Deve contenere dati sullo stock edilizio, obiettivi per il 2030, 2040 e 2050, politiche previste, fabbisogni di investimento e possibili fonti di finanziamento. (energy.ec.europa.eu)

La prima bozza doveva essere trasmessa entro il 31 dicembre 2025. Dopo la messa in mora del marzo 2026, nove Stati, tra cui l’Italia, risultavano ancora inadempienti all’inizio di ottobre. La Commissione ha quindi inviato un secondo parere motivato. La versione definitiva del piano nazionale è prevista entro il 31 dicembre 2026.

Cosa rischia davvero l’Italia?

Il rischio immediato è un ulteriore avanzamento delle procedure, non una sanzione automatica. Se la risposta italiana non verrà considerata sufficiente, la Commissione potrà decidere di portare i casi davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Per la mancata completa trasposizione della direttiva sull’efficienza energetica, Bruxelles ha esplicitamente indicato anche la possibilità di chiedere sanzioni pecuniarie.

Prima di arrivare a quel punto, lo Stato può correggere le lacune contestate, adottare le norme mancanti e trasmettere il piano richiesto. È proprio questa la funzione della fase attuale: dare al Paese la possibilità di adeguarsi prima dell’eventuale contenzioso giudiziario.

Cosa può cambiare per case, condomìni e proprietari?

Per i proprietari non esiste, per effetto di queste procedure, un obbligo generalizzato di ristrutturare immediatamente la propria abitazione. Le ricadute più concrete arriveranno dalle norme nazionali con cui l’Italia attuerà le direttive e dagli strumenti che saranno inseriti nel piano di ristrutturazione.

La direzione europea è comunque definita: aumentare il ritmo degli interventi, migliorare le prestazioni degli edifici peggiori e favorire investimenti programmabili. Dal 2030 tutti i nuovi edifici dovranno rispettare lo standard europeo a emissioni zero; per i nuovi immobili di proprietà pubblica la scadenza è anticipata al 2028.

Il vero punto per famiglie e imprese sarà quindi capire come l’Italia tradurrà questi obiettivi in incentivi, regole, finanziamenti e priorità operative. Più che una corsa indiscriminata ai lavori, il quadro europeo punta a costruire un percorso graduale che renda il patrimonio immobiliare meno costoso da riscaldare e raffrescare, più resiliente e meno dipendente dalle fonti fossili.