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Datagate, anche gli italiani in rete spiati dai servizi segreti

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datagate all'italiana

Il mondo si sta scandalizzando per quello che è stato ribattezzato “Datagate“, ovvero lo scandalo intercettazioni da parte dei servizi segreti americani. Molto più in silenzio (e in piccolo) sta avvenendo la stessa cosa in Italia con quello che potremmo definire “Montigate”, ovvero la stessa identica vicenda voluta per decreto dall’ex Premier Mario Monti. Un decreto che però, stranamente, non ha fatto per nulla rumore.

Lo denuncia l’avvocato Fulvio Sarzana, come riportato sul Fatto Quotidiano, spiegando che forse da noi la situazione è anche peggiore perché mentre in America il famoso Prism è stato votato dal Congresso, il controllo nostrano non ha ottenuto l’approvazione del Parlamento ma è stato semplicemente ratificato dall’ex Presidente del Consiglio. Ma cosa comporta questo datagate italiano intitolato Direttiva recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale?

In pratica le autorità possono controllare tutto ciò che avviene online, quindi ad esempio leggere gli scambi di e-mail, ma anche i pagamenti effettuati con le carte di credito. I provider di internet non possono opporsi ma, non appena arriva un controllo, devono letteralmente aprire tutte le porte agli inquirenti che accedono a montagne di dati personali. L’unica che ha tentato di smuovere un po’ le acque in Parlamento è stata Mirella Luzzi del Movimento 5 Stelle, la quale ha chiesto al Governo di prendere posizione su questa vicenda. Ovviamente il Governo ha fatto orecchie da mercante.

Fuori dal Parlamento si è fatto sentire anche l’ex candidato a Presidente della Repubblica, Stefano Rodotà, in qualità di presidente dell’authority per la protezione dei dati personali, il quale ha dichiarato a L’Espresso:

Faccio questo invito a un’esplicita presa di posizione: un governo che prende nettamente posizione mette in evidenza che il suo paese non ha collaborato con gli Usa nelle forme che so benissimo molti sostengono ci siano state, come la cessione di tabulati telefonici. Serve molta chiarezza da parte dei governi. Il governo italiano sembra avere ignorato la questione. Il Datagate è un momento di svolta. Dimostra come la minaccia di un controllo globale indiscriminato sia diventata evidente. E non bisogna credere che riguardi solo i cittadini statunitensi: siamo tutti coinvolti

tuona Rodotà, probabilmente riferendosi proprio al datagate italiano. Il sito QZ che per primo ha denunciato la vicenda ci paragona a quanto accade in India, dove il Governo ha tentato di fare la stessa cosa fatta da Monti in Italia, con una sola differenza: lì gli operatori delle telecomunicazioni si sono opposti. Dopotutto, come viene anche sottolineato nell’articolo, solo perché una cosa è legale non è detto che sia buona.

Foto: © Thinkstock

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