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Anche il Brasile scende in piazza, la protesta divampa

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Ormai abbiamo fatto l’abitudine a vedere le proteste di piazza nei Paesi del Maghreb. Marocco, Tunisia, Algeria, Libia, Egitto e, più di recente, Siria e Turchia hanno attirato le attenzioni su di sé per delle proteste anche molto gravi. Lì ci sono state violazioni dei diritti umani, e così ci sorprende non poco scoprire che anche in Brasile, Paese da sempre visto come allegro, spensierato ed economicamente sempre più solido, la situazione sta sfuggendo di mano.

Ce ne siamo accorti in questi ultimi giorni soltanto perché in quel Paese c’è la nostra nazionale impegnata nella Confederations Cup che è il preludio al Mondiale che si giocherà il prossimo anno. Ma a quanto pare la tensione, che covava da tempo, ora è definitivamente scoppiata. I motivi della protesta sono da ricercare in alcune decisioni legate anche proprio al Mondiale che stanno pesando non poco su una popolazione che rimane sempre molto povera.

La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’innalzamento del prezzo dei biglietti dell’autobus voluto nelle città in cui ci sono le partite. La mossa, fatta per far cassa sui turisti arrivati da tutto il mondo per assistere alle partite, non è andata giù a chi in quelle città ci vive anche nel resto dell’anno. Ma come detto, questa è stata solo la scintilla perché le ragioni della protesta sono molto più profonde.

I brasiliani lamentano dei servizi pubblici inefficienti, la scarsa sicurezza che delle volte sfocia in atti violenti fatti proprio dalla polizia stessa, la situazione economica che va peggiorando a causa dell’inflazione, per non parlare dell’atavico problema della corruzione a tutti i livelli di governo di cui oggi la popolazione, che si sta occidentalizzando, è sempre più stanca. Come accade negli ultimi tempi, è grazie alla rete che sono stati organizzati i sit-in nelle principali città e così in questi giorni sono scese in piazza circa 200 mila persone, a volte anche a pochi chilometri dagli stadi in cui si stanno disputando le partite, per far sentire la propria voce.

Chi protesta chiede persino di annullare il Mondiale, probabilmente il più sentito da una popolazione negli ultimi anni, perché il costo di questa macchina sforna soldi è elevatissimo e si va a riverberare sulla popolazione più povera, mentre gli introiti finiranno nelle casse, oltre che dello Stato, anche in quelle delle persone che già oggi sono ricche. Inoltre viene contestato anche il fatto che, per far posto ai parcheggi degli stadi, migliaia di famiglie in tutto il Paese sono state sfrattate con la forza, e questo non fa altro che acuire l’astio nei confronti del governo di Dilma Rousseff.

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