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Turchia, 500 arresti e in manette finiscono anche medici e giornalisti

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La situazione in Turchia si fa sempre più incandescente. Dopo la manifestazione pro-Erdogan di ieri, quando il Premier ha radunato migliaia di suoi sostenitori ad uso e consumo delle tv di regime per far vedere che il popolo è con lui, nella notte la violenza si è fatta sempre più brutale. Gas lacrimogeni e spray urticanti ormai si sprecano, si è passati agli arresti politici, ovvero ad ammanettare delle persone soltanto perché protestano, e la mossa probabilmente più becera del regime è stata dare l’ordine di arrestare persino i giornalisti.

Erdogan ha infatti ingaggiato da qualche giorno una battaglia contro la stampa internazionale accusata di essere mossa da chissà quali agenti stranieri per ribaltare il suo Governo. In questo disegno sarebbero centrali i giornalisti che stanno facendo vedere al mondo quello che sta accadendo veramente a Gezi Park e a piazza Taksim, oltre che durante le proteste di Ankara. Per questo, con l’accusa di mostrare solo falsità e per fare in modo che non vengano riportati anche gli scontri violenti tra polizia e manifestanti, sono scattati gli arresti anche per i reporter. Tra quelli a cui è andata peggio c’è anche un italiano, il fotografo Daniele Stefanini che ieri è stato prima malmenato e poi arrestato. Il ragazzo peraltro aveva anche problemi di salute precedenti, ed attualmente è ricoverato in stato di shock.

Alla fine dell’ennesima notte di scontri risultano 500 persone arrestate e, secondo l’associazione Gezi Park, sembra che fossero state prese di mira tutte quelle persone che si erano munite di maschera antigas per poter rimanere ferme al loro posto nonostante i lacrimogeni. Secondo Amnesty International addirittura sono stati arrestati anche alcuni medici che prestavano soccorso ai feriti. La voce però è stata smentita dal sindaco di Instanbul. Oggi è la giornata degli scioperi, con 5 sindacati che hanno annunciato un blocco totale di servizi importanti come gli autobus o quelli medici, per protestare contro il Governo.

Secondo le stime degli osservatori internazionali dall’inizio degli scontri hanno già perso la vita 5 persone e 1500 sono invece i feriti. Non si vede per ora la fine degli scontri in quanto Erdogan, oltre a godere di un certo sostegno interno, non ne vuole sapere di dimettersi, come gli chiede la piazza. E siccome questa è l’unica condizione che i manifestanti impongono per sgomberare l’area, probabilmente di notti come quella appena trascorsa ce ne saranno ancora tante altre.

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