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Cos’è il decreto del fare e cosa cambia

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decreto del fare

In questi ultimi giorni si sente tanto parlare del fatidico “decreto del fare”. Questo nome che somiglia più ad uno slogan pubblicitario che ad un provvedimento dello Stato, non è altro che la classica lenzuolata che quasi ogni anno il Governo in carica deve produrre per cambiare tasse e regole per far fronte ai costi del Paese. Si potrebbe in un certo senso paragonare al decreto “Salva Italia” presentato l’anno scorso da Mario Monti, ma più leggero. Mentre quello voluto da Monti aveva solo notizie cattive, questo ne ha sia di buone che di cattive. Cominciamo subito con quelle cattive.

Imu: anche se non è ancora certo e la fazione di destra del Governo vi si oppone, al 99% l’Imu tornerà anche sulla prima casa. L’unica speranza è che possa ritornare solo sulle abitazioni di un certo pregio o che, una volta reintrodotta, sia più bassa rispetto a prima. Dunque il rinvio è servito solo a prendere tempo, ma i cittadini dovranno pagarla lo stesso. A meno che non aumenti l’Iva.

Iva: attualmente l’Iva è al 21%, ma per recuperare le risorse per coprire il mancato introito dell’Imu la si vuole aumentare al 22%. Visto che in Italia non si consuma più, la conseguenza rischia di essere un ulteriore riduzione dei consumi, e quindi degli introiti dello Stato. Per questo si studia un rinvio di qualche mese o l’innalzamento solo di mezzo punto (portandola così al 21,5%), ma è ormai certo che aumenti. Solo se arrivasse al 22% si potrebbe evitare la reintroduzione dell’Imu su tutte le case.

bollettePer fortuna ci sono anche le buone notizie:

Bollette: la tassazione esagerata sulle bollette, anomalia tutta italiana dato che si pagano tasse su tasse ed alla fine i consumi rappresentano meno della metà della bolletta stessa, verrà rivista con il taglio dei contributi Cip 6. Secondo il Ministro Zanonato gli italiani pagheranno un po’ meno rispetto a quanto fatto oggi, per un totale di 500 milioni di euro in meno all’anno.

Credito alle imprese: verranno elargiti dei fondi per investimenti in innovazione per le aziende italiane con un tetto massimo di 2 milioni a testa, e si cercherà anche di versare quei crediti che le aziende vantano da anni nei confronti dello Stato, ma che finora sono rimasti congelati a causa della mancanza di liquidità. Inoltre verrà istituito il Fondo Centrale di Garanzia per elargire piccoli crediti alle imprese che non riescono ad ottenere finanziamenti dalle banche.

Equitalia: i poteri dell’azienda verranno ridotti fino all’impossibilità di pignorare le prime case e la riduzione della pressione per la riscossione dei crediti che si concretizza nelle dilazioni per i pagamenti e nella sospensione dei versamenti in caso di dimostrata difficoltà economica.

Piccole opere: un miliardo e 300 milioni di euro in tutto per ammodernare le ferrovie, messa in sicurezza delle scuole e di altri edifici comunali.

Uffici Pubblici: istituito il risarcimento danni per un cittadino quando ci sono dei ritardi della pubblica amministrazione nel completare le procedure burocratiche. Il danno è quantificato in 50 euro al giorno fino ad un massimo di 4 mila euro.

Certificati Medici: non saranno più obbligatori per le categorie di lavoratori che oggi li richiedono.

Ius soli: un figlio di genitori immigrati acquisirà la cittadinanza italiana compiuti i 18 anni se dimostrerà di essere stato sempre residente in Italia con i certificati scolastici, medici e tutta la documentazione possibile.

Controlli sul lavoro: meno controlli e più flessibili per le attività a basso rischio. Semplificazione per i certificati di inizio attività e regole nuove per le bonifiche.

Foto: © Thinkstock

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