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Pdl umiliato alle amministrative e Berlusconi fonda un nuovo partito

Il nome e la struttura del nuovo partito saranno resi noti tra qualche giorno, ma una cosa è certa: il Pdl ha i giorni contati. Il colpo di grazia è arrivato in quest’ultimo week-end in cui i risultati delle amministrative sono stati così chiari che nemmeno i media di casa hanno potuto stigmatizzarli: 16 Comuni al centrosinistra, zero al centrodestra, e tra quelli al ballottaggio il PD se la dovrà vedere con le liste civiche o con i grillini, ma mai con i berlusconiani.

L’analisi più comune che si fa in queste ore, che è l’unica che mette d’accordo tutti i parlamentari pidiellini, è che senza Berlusconi non si vince. Dopotutto la dimostrazione la si è avuta con le ultime elezioni politiche, quando con Alfano leader i sondaggi davano il Pdl a meno del 15% e con Berlusconi ha quasi raddoppiato i voti. E la conferma è arrivata in questa tornata elettorale: Berlusconi non si è visto (se non nei processi) e la gente non è andata a votare.

L’unico elemento positivo per i politici di centrodestra è sottolineare il fatto che i loro voti non siano stati spostati a sinistra, almeno nella maggior parte dei casi, ma i loro votanti non siano semplicemente andati alle urne. Per questo ora bisogna dare una svolta e prepararsi diversamente per le prossime elezioni. Ma qui cominciano i problemi. Di fronte alle proposte su come organizzarsi infatti, il Pdl sembra più spaccato del Pd.

E non ci sono solo due correnti, ma sono molteplici. Quella dello “zoccolo duro” (Gasparri, Santanché, Verdini, Capezzone, ecc.) vorrebbe ritornare a Forza Italia, quel partito fatto solo da persone filo-berlusconiane e che vogliono lasciare fuori gli ex An e chiudere definitivamente con la Lega data ormai politicamente per morta. Un filone simile è quello guidato da Michaela Biancofiore che vorrebbe creare una “bad company” formata dai politici di destra non berlusconiani, ed una “good company” sulla scia di Forza Italia. Due correnti di destra che raccolgano voti in maniera più capillare, ma che al contempo non tradiscano mai “il capo”.

E poi c’è la linea del rinnovamento capeggiata dal sindaco di Pavia Cattaneo che ha lanciato l’idea “Formattiamo il Pdl” (molto simile alla rottamazione di Renzi), appoggiata anche da alcuni big del partito come Bondi e Cicchitto. L’idea è di dare più spazio ai giovani, molti amministratori locali del Pdl o comunque una classe dirigente emergente che possa andare oltre Berlusconi, che faccia le primarie (sempre che a concorrere non ci sia lui) e che parli alla gente in maniera diversa, superando la semplice adorazione per Berlusconi che, per quanto possa essere apprezzato o disprezzato politicamente, non è eterno e a 77 anni suonati forse è il caso che lasci spazio ai giovani.

In mezzo a questa bufera c’è Angelino Alfano. L’attuale Ministro degli Interni, oltre che vice-Premier, ha ormai un solo appoggio, quello di Berlusconi, perché tutti gli altri colleghi, parlamentari e non parlamentari, non lo ritengono adatto al ruolo di leader, ed anzi sui social network e nelle interviste, come riporta questa mattina anche Il Giornale, si afferma che non ne azzecchi una e che debba fare il mea culpa. È evidente che sono in molti quelli che vorrebbero la sua testa, ma guai a parlare di dimissioni finché viene protetto da Berlusconi.

Foto: Pdl su Facebook

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  1. Partito San Vittore.

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