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I Paesi migliori in cui emigrare

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L’Italia va sempre più giù in tutte le graduatorie positive, da quelle del lavoro a quelle sulla felicità, mentre guadagna sempre più posti in quelle negative. Per questo negli ultimi anni si sta rivivendo lo stesso spettro dell’inizio del secolo scorso quando, per potersi assicurare un futuro, milioni di giovani sono stati costretti a scegliere un altro Paese in cui sperare di emergere. Una recente ricerca effettuata da Escp Europe (la scuola di commercio superiore di Parigi) e dalla società di recruiting Hydrogen ha tentato di far luce su quali Paesi siano considerati i migliori per emigrare. E le sorprese non sono mancate.

La prima riguarda la cara vecchia Europa che continua a perdere talmente tanti posti da essere ormai considerata una meta dalla quale tenersi a distanza. Almeno dal punto di vista lavorativo. Nella top 10 delle nazioni nelle quali si hanno maggiori opportunità lavorative infatti ci sono appena 4 Paesi europei (considerando anche la Svizzera che non fa parte dell’UE), e l’Italia è al 13° posto con appena il 2% delle preferenze (una volta eravamo considerati la quinta economia mondiale). Se invece un emigrante volesse scegliere una nazione in cui avere una qualità della vita alta, secondo il sito oecdbetterlifeindex dovrebbe scegliere tra Australia, Canada, Norvegia e Svezia. Queste quattro hanno gli indici della qualità della vita tra i più alti (salute, sicurezza, abitazione, comunità, ambiente e soddisfazioni personali). In questa graduatoria l’Italia è esattamente a metà, prima di Portogallo, Brasile e molti Paesi dell’Est Europa, ma dopo praticamente tutti i Paesi dell’Europa Nord-Occidentale, Nuova Zelanda e Stati Uniti.

La top 10 dei Paesi in cui si emigra di più per cercare lavoro è composta da Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Singapore, Canada, Svizzera, Francia, Hong Kong, Emirati Arabi e Germania. Mentre gli USA sono i preferiti in quanto danno opportunità di lavoro un po’ in tutti i campi, gli altri Paesi si stanno specializzando in settori in cui eccellono. Grazie ad una bassa tassazione ad esempio, il Regno Unito è diventato la Silicon Valley d’Europa, con le principali multinazionali di internet che hanno sede in Irlanda, ma in cui le migliori start-up trovano terreno fertile in quel di Londra. Ottime sono anche le performance in campo legale e scientifico.

job recruitingL’Australia invece è consigliabile per chi preferisce lavorare nel settore estrattivo, finanziario e scientifico, Singapore si colloca tra i migliori in campo tecnologico e finanziario. Attenzione però ai Paesi emergenti come Cina, Brasile e Sudafrica che, di anno in anno, stanno guadagnando terreno e potrebbero presto superare anche i Paesi europei. Principalmente questo successo è legato alla detassazione in favore di chi lancia nuove imprese (tanto decantata in Italia ma mai messa in pratica) e alla disponibilità di risorse che nel nostro Paese ci sogniamo.

Quello che però sta imprimendo una maggiore accelerazione negli ultimi anni sono gli Emirati Arabi Uniti. Grazie alla multiculturalità, ad un clima ottimo ed alla possibilità di accedere alle migliori scuole ed università internazionali, oltre che alle tasse bassissime, il Paese arabo più Occidentale che ci sia risulta al primo posto tra quelli in cui gli emigranti decidono di restare più a lungo. A causa di problemi di lingua o culturali infatti, capita spesso che dopo diversi anni molti immigrati tornino al loro Paese. Nell’EAU invece l’86% degli immigrati rimane più del previsto, ed in nessun altro Paese si contano percentuali simili. Tra i migliori da questo punto di vista ci sono anche Hong Kong e la Spagna.

Ma come trovare il lavoro in un Paese straniero? Questa domanda da un milione di dollari ha la risposta più semplice del mondo: con il contatto diretto. La classica raccomandazione che però non è all’italiana, cioè quella che fa passare avanti i figli o i nipoti, ma qualcuno che chiama direttamente un italiano a lavorare nel proprio Paese. I contatti internazionali sono ancora oggi il primo mezzo attraverso il quale trovare un lavoro all’estero, ma nell’era di internet il recruiting online si attesta appena dietro, al secondo posto. Dopotutto se non si conosce nessuno nel Paese dove si vuole andare, in qualche modo bisognerà pur contattare le aziende. A seguire gli altri metodi più utilizzati sono i trasferimenti aziendali, i social network e le pubblicità su giornali specializzati.

colloquioL’aspetto positivo è che mediamente ci si mette molto poco a trovare lavoro all’estero. Spesso anche molto meno rispetto all’Italia. Secondo lo studio infatti il 55% degli immigrati trova un impiego in meno di 2 mesi, uno su quattro trova lavoro tra i 3 ed i 6 mesi, uno su 10 ci mette circa un anno e soltanto il 9% ci impiega più di un anno prima di cominciare a lavorare. I settori nei quali è più facile trovare un lavoro all’estero sono quelli dirigenziali di medio livello, oppure gli impiegati specializzati, cioè gente che si è laureata nel proprio Paese, magari anche con master ed altri studi approfonditi, e poi non trovando lavoro lo cerca all’estero. Questi due settori da soli comprendono oltre un terzo dei lavoratori. Gli altri impieghi maggiormente disponibili sono quello del senior manager, dell’impiegato semplice, del manager alle prime esperienze, direzionali e lavoratori in proprio.

Chiudiamo infine con un dato anagrafico. Anche se non c’è un’età migliore in cui emigrare, mediamente la maggior parte delle persone che cambiano nazione per trovare lavoro ha tra i 31 ed i 40 anni. Probabilmente è il segnale che un giovane fa di tutto per trovare lavoro nel suo Paese e poi, superati i 30 anni, si arrende e lo cerca all’estero. Quasi uguale invece è la percentuale degli under 30 e degli under 50, mentre raramente capita che l’emigrato abbia tra i 51 ed i 60 anni o più di 60 anni.

[Fonte: hydrogengroup]

Foto: © Thinkstock

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