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Scandalo intercettazioni USA, ecco come funzionano i controlli

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Da circa 24 ore è scoppiata una bufera su Barack Obama che potrebbe comprometterne il mandato. Secondo alcune scoperte dei principali quotidiani d’inchiesta, l’intelligence controllava le comunicazioni di milioni di americani. Su questa vicenda c’è molto mistero e, come spesso accade in questi casi, anche molte informazioni sbagliate. Cerchiamo di capirla meglio.

Si fa un gran parlare di Obama, affermando che sia lui il principale responsabile di queste “spiate”. In realtà l’attuale presidente non ha fatto altro che mettere in pratica la Sezione 215 del Patriot Act, una legge voluta da George W. Bush all’indomani dell’attentato dell’11 settembre. Ci trovavamo nel 2001, anno in cui i social network ancora non esistevano, Skype era solo nella mente dei suoi sviluppatori ed internet non era ancora per nulla evoluto. La legge voluta da Bush metteva sotto controllo le comunicazioni telefoniche di tutta America, anche se poi nell’effettiva applicazione la realtà è stata ben diversa. Obama non ha fatto altro che allargare il raggio d’azione ad internet.

Le intercettazioni telefoniche non sono affatto come quelle che intendiamo noi oggi. Non ci sono agenti che ascoltano e trascrivono tutte le telefonate effettuate all’interno degli Stati Uniti e quelle tra americani e l’estero. Le compagnie telefoniche e Skype sono semplicemente obbligate a fornire i dati degli utenti (geolocalizzazione, ora e durata della telefonata), ma senza rivelarne i contenuti. Questo particolare ridimensiona di molto la questione.

Più pesante è invece la situazione che riguarda internet. Secondo l’inchiesta i grandi colossi della Silicon Valley, da Microsoft ad Apple, da Google a Yahoo, sarebbero quasi obbligati a collaborare. In realtà non c’è una legge che li costringa a farlo, ma se collaborano, questi colossi ottengono l’immunità nel caso in cui fosse riscontrata qualche violazione da parte dei loro utenti. Quali dati vengano forniti da questi gestori per adesso non è chiaro, ma si sospetta che qui i contenuti ci siano e che siano molti di più di quelli forniti dalle compagnie telefoniche. Anche se nessuno lo ha ammesso, secondo il Washington Post i dati estrapolati comprenderebbero anche foto e filmati, fino alle e-mail e persino ai documenti.

La difesa dell’intelligence non ha perso tempo ed è partita all’attacco. James Clapper, direttore della NSA, ha parlato questa notte (ora italiana) ed ha ammesso che i dati venivano raccolti, ma non quelli dei cittadini americani, bensì soltanto quelli degli immigrati o di quelli non americani che comunicavano con gli americani. Inoltre, secondo Clapper, le ricostruzioni giornalistiche sarebbero sbagliate ed incomplete, e metterebbero a rischio la sicurezza degli Stati Uniti. Infine, conclude Clapper, i dati raccolti non vengono utilizzati in alcun modo dal Governo. In 30 giorni infatti vengono verificati e, nel caso in cui non fossero riscontrate anomalie, distrutti.

Per gli americani resta una violazione inaudita delle libertà personali, per i repubblicani un importante mezzo per combattere il terrorismo. Il dibattito simbolo di tutta questa vicenda lo riporta questa mattina il Corriere della Sera tra un senatore democratico ed un repubblicano. Il democratico afferma che gli americani rispettosi della legge devono poter chiamare chi vogliono senza che i loro dati vengano raccolti, per quello repubblicano se gli americani non parlano con i terroristi non hanno nulla da temere. Da che parte stia la ragione lo lasciamo alla coscienza di ognuno di voi.

Foto: Obama su Facebook

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