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Caro bollette, ogni anno paghiamo 230 euro a testa in più del dovuto

dettaglio bollette

Ogni volta che un italiano si avvicina alla cassetta postale comincia a tremare. Il motivo è che se vi trova dentro una bolletta sa che dentro ci sarà l’ennesimo salasso. Ed ha ragione. Si sa infatti che, tra i vari record negativi di cui il nostro Paese si fregia, c’è anche quello del costo dell’energia più alto d’Europa (e forse del mondo). In parte questo costo elevato è dovuto al fatto che basiamo ancora il nostro fabbisogno su tecnologie vecchie e su fonti fossili di cui non disponiamo e siamo costretti ad importare (petrolio, gas e carbone), ma in gran parte il costo è dovuto alle tasse.

Sì perché andando ad analizzare il dettaglio delle bollette, si scopre che il costo effettivo dell’energia è meno della metà. Il motivo è da ricercare in un’anomalia tutta italiana, ovvero il fatto che si pagano le tasse sulle tasse. Teoricamente infatti dovremmo pagare l’Iva sulla quantità di energia utilizzata e sui servizi di vendita. Invece nel calderone finiscono le accise, ovvero quelle tasse che servono per finanziare oneri diversi dall’energia, le quali sommate poi al costo effettivo danno un lordo su cui si calcola l’Iva. Insomma, l’anomalia sta nel fatto che l’imposta sul valore aggiunto non si calcola solo su quello che noi consumiamo, ma anche sulle altre tasse.

Se siete deboli di cuore, vi consigliamo di non proseguire la lettura perché il dettaglio delle accise è davvero irritante. Il totale, calcolato oggi dal Corriere della Sera, ammonta a 14 miliardi di euro, cifra che nel 2013 supera anche il precedente record che era di 13 miliardi. La gran parte di questi soldi va a finire alla Sogin, un’azienda statale che ha il compito di smantellare in sicurezza le vecchie centrali nucleari costruite in Italia trent’anni fa, e che ancora non sono state completamente eliminate nonostante il referendum risalga al 1987. Secondo i calcoli della Sogin dovremo attendere il 2021 per decretare la fine dei lavori, ma molto probabilmente essendo questa una macchina che dà da mangiare a 900 persone, crediamo che si trasformerà in una delle tante commedie all’italiana in cui le cose andranno per le lunghe. Molto per le lunghe. Inoltre il peso del nucleare si calcola anche inserendo gli indennizzi dovuti all’Enel per il mancato rispetto dei contratti sul nucleare.

In questo calderone poi rientrano i finanziamenti alle rinnovabili, ma questi vengono ridotti di anno in anno e quindi si “mangiano” una fetta sempre più piccola di questa torta; la gestione dei rifiuti pericolosi come quelli delle raffinerie o le scorie nucleari, i contributi per l’efficienza energetica, le compensazioni territoriali, e persino gli aiuti alle Ferrovie dello Stato. Oggi si chiamano Trenitalia, sono privatizzate e dovendo creare utili, tagliano le tratte meno redditizie e dividono i proventi tra i soci. I costi però li paghiamo noi. Un esempio su tutti sono gli sconti tariffari. Quando troviamo delle offerte pensiamo che derivino dalla benevolenza dell’azienda, ed invece li abbiamo pagati noi con 250 milioni di euro all’anno che finiscono nelle casse aziendali grazie ad una legge sciagurata di 50 anni fa che, se aveva senso quando le Ferrovie erano statali, non capiamo perché dovrebbero valere oggi che sono private.

Infine la beffa è che in questo enorme pentolone in cui c’è dentro di tutto, c’è anche un briciolo di denaro che torna ai cittadini. Si tratta del finanziamento alla ricerca e gli aiuti alle famiglie povere. Un totale di 58 milioni di euro su 14 miliardi ovvero lo 0,4%.

Fonte: Corriere della Sera

Foto: © Thinkstock

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