Siria, il regime riconquista Qusayr anche grazie alle armi chimiche

di Onofrio Marco Mancini
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guerra in siria

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Alla fine il Libano ha raggiunto il suo obiettivo ed ha permesso di restituire la città di Qusayr al regime. I migliaia di Hezbollah inviati nelle scorse settimane hanno ingaggiato una lotta senza quartiere con i ribelli siriani i quali già prima di questo intervento non se la passavano bene contro l’esercito controllato da Assad. La disparità delle forze in campo ha così costretto i ribelli a ritirarsi e a cedere una città così strategica.

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Anche se non è tra le principali città della Siria, Qusayr ha un importante significato in questa battaglia. Prima di tutto, è una città di confine. E come molte città di confine è fondamentale controllarla. È quella più a contatto con il Libano e, finché era nelle mani dei ribelli, consentiva a chi non voleva prendere parte alla guerra di scappare, e bloccava anche la fuga via mare ad Assad. Ora invece i porti sono liberi e, nel caso in cui si trovasse in difficoltà, il dittatore avrebbe una via di fuga. Peraltro spalleggiato dai libanesi che sin dal primo momento si sono schierati al suo fianco. Inoltre è uno dei corridoi principali per l’approvigionamento, ed ora è stato perso.

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Attualmente l’area ancora sotto il controllo dei ribelli, quella più a Nord-Nord Est, confina soltanto con Turchia e Iraq, due Paesi che non sembra se la stiano passando proprio bene e che quindi non possono essere di supporto in nessun caso. Anzi, il fatto che l’unico canale aperto sia con i Paesi musulmani fa presagire ancora più influenza all’interno delle milizie ribelli.

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La battaglia, secondo i dati forniti dai ribelli, è durata due settimane, ma la disparità in campo ha costretto i ribelli a cedere. Secondo la tv del regime sono morti centinaia di oppositori e sono tantissimi quelli che si sono arresi. Anche perché sono sempre più gli organismi internazionali che denunciano l’utilizzo delle armi chimiche. Armi che soltanto un regime può riuscire ad ottenere, nonostante Assad continui a ribadire che se c’è qualcuno che le usa, questi sono i suoi avversari. L’ultimo parere è arrivato direttamente dall’Onu, i cui osservatori hanno riferito che ci sono “motivi fondati per ritenere che sia stato fatto uso di armi chimiche”. Purtroppo però non si riescono ad avere le prove su chi le abbia effettivamente utilizzate.

Secondo la Croce Rossa dall’inizio del conflitto sono già morte 80 mila persone ed un milione e mezzo sono scappate dal Paese. Oltre a questi dati che fanno già rabbrividire, a peggiorare la situazione ci sono le prove di massacri quasi quotidiani contro chiunque, persino i bambini che, nel migliore dei casi, vengono presi in ostaggio, nel peggiore torturati e uccisi.

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Gli Stati Uniti intervengono nella guerra in Siria - M'informo 14 Giugno 2013 - 10:46

[…] questa decisione al presidente americano è stata la prova, o presunta tale, della presenza di armi chimiche in Siria, e del loro presunto utilizzo da parte del regime contro i ribelli. A questa ipotesi si […]

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