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Finanziamenti pubblici ai partiti, cosa cambia con la nuova legge

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Nei giorni scorsi un entusiasta Enrico Letta ha annunciato, su Twitter prima e poi in conferenza stampa, di aver redatto una nuova legge che cancella il finanziamento pubblico ai partiti, registrato oggi ufficialmente come rimborso delle spese elettorali. Il Premier ha detto che ha mantenuto la promessa, e detta così sembra che davvero i partiti politici non percepiranno più un euro pubblico. La realtà, ovviamente, è diversa.

Non è vero infatti che i partiti non verranno più finanziati. Soltanto che il metodo cambia. Non ci saranno più i cosiddetti finanziamenti a pioggia, ovvero i “rimborsi” veri o fittizi che siano, che si basavano sui voti ottenuti: più voti prendi e più soldi prendi. Il nuovo metodo si baserà sulle dichiarazioni dei redditi degli italiani e sulle donazioni volontarie. Secondo la proposta, che però non è ancora legge, verrà trattenuto il 2×1000 sulla dichiarazione annuale di chiunque percepisca un reddito, la quale verrà versata ai partiti con le seguenti modalità:

partiti politici che abbiano conseguito, nell’ultima consultazione elettorale, almeno un rappresentante eletto alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica o in un’assemblea regionale, o che abbiano presentato, nella stessa consultazione elettorale, candidati in almeno tre circoscrizioni per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati o in almeno tre del Senato della Repubblica  o delle assemblee regionali, o in almeno una circoscrizione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia.

Affiancati a questi soldi vengono anche favorite le donazioni che possono arrivare fino ad un massimo di 20 mila euro a persona e che prevedono una deducibilità dall’imposta del 56% fino a 5000 euro e del 26% fino a 20 mila. Infine sarà possibile indicare nella dichiarazione dei redditi a quale partito si vuol donare il 2×1000. Essendo una proposta di questi giorni, nel caso in cui entrasse in vigore non si farebbe in tempo ad inserirla nella dichiarazione dei redditi di quest’anno, e perciò questo 2×1000 gli italiani lo ritroveranno soltanto nella dichiarazione dei redditi del 2015 che si riferisce ai redditi del 2014. Inoltre i partiti dovranno rendicontare pubblicamente online tutte le loro spese e gli incassi derivanti da questo sistema.

Ovviamente c’è chi grida allo scandalo come, manco a dirlo, il Movimento 5 Stelle. La prima “truffa” che contesta Beppe Grillo è che siccome questo meccanismo porterà soldi nelle casse dei partiti non prima del 2016, fino ad allora l’attuale sistema dei rimborsi funzionerà ancora. Certo, verrà ridotto anno per anno, ma funzionerà comunque. Quindi Grillo dice “noi abbiamo rinunciato, rinunciate anche voi”. Altro aspetto contestato è che si tratta di una sorta di prelievo forzoso. Un cittadino che fa una dichiarazione dei redditi non può negare questo versamento, ed inoltre il succo non cambia perché prima i soldi arrivavano nelle casse dello Stato e poi andavano in quelle dei partiti, ora invece questo 2×1000 viene sottratto ai soldi da versare allo Stato per finire sempre nelle casse dei partiti. La conclusione è che comunque allo Stato quei soldi non vanno lo stesso. E mentre Letta afferma che il totale sarebbe inferiore all’attuale rimborso, secondo Grillo invece potrebbe persino diventare superiore. Su questo punto ha risposto il Ministro delle Riforme Quagliariello che ha specificato che è stato introdotto un tetto di 61 milioni di euro (attualmente siamo quasi a 100 milioni), e quindi più di così non si può fare.

Foto: © Thinkstock

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