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Zero zero zero, il codice della fragilità violenta

zero zero zero savianoZeroZeroZero non è un libro, è un biglietto per un viaggio che non vorresti mai compiere, nei luoghi in cui l’umanità si autoinfligge mutilazioni, sofferenze e tortura, quegli stessi luoghi che sfiori, intersechi e attraversi ogni giorno a occhi chiusi, testa bassa, orecchie spente. Vorresti non aver letto, non aver visto, non farne parte. I traffici, la corruzione, i sequestri, gli efferati omicidi che ruotano attorno alla cocaina rimbalzano da angoli del mondo bui, apparentemente lontani e dimenticati, e ti penetrano nell’anima, là dove senti pulsare quella fragilità umana che ha innescato tutto e che ti appartiene, tuo malgrado.

Non puoi fare a meno di pensare che l’umanità è il consumatore finale e finito, il punto di origine e di chiusura del cerchio infernale del narcotraffico. C’è dentro chi produce e spaccia per vivere, chi fa uso di cocaina per riuscire ancora a sentirsi vivo, chi ha trovato un senso alla sua vita nella lotta al narcotraffico. C’è dentro chi vive, chi lotta, chi produce, chi consuma, chi odia, chi ama, chi si arrende, chi si scansa, chi si salva, chi ci nasce, chi rinasce, chi ci muore. Ma ci sono dentro anche gli indifferenti, tutti quelli che si credono fuori dal cerchio e rasentano i bordi della circonferenza, affacciati appena su questo macabro spettacolo, impegnati a spingere altre persone nel baratro tagliando dritto per la loro strada. Sono i forti, i giusti, gli equilibrati, i fortunati, i diversamente vivi.

Come cambiererebbero gli equilibri se entrassero nel cerchio? Se iniziassero a tirare fuori quell’umanità persa dal baratro? Non puoi fare a meno di chiederti quale sia il tuo posto in questo inferno degli invisibili, se è davvero forte chi cerca di salvare solo se stesso,  se si possa rimanere puliti spazzando via il marcio soltanto nel proprio pezzetto di discarica. Cosa c’è oltre le soglie delle nostre vite ordinate e pulite, dei nostri usci sgombrati a fatica da tentazioni e debolezze?

Zero Zero Zero è un viaggio crudo senza arrivo, un percorso insopportabilmente rotondo attorno al nostro punto di forza e debolezza: la consapevolezza. Quella consapevolezza che può aprirci le porte della felicità è quella stessa consapevolezza che ci rende insopportabile il nostro buio, spingendoci a cercare appigli per non soccombere alla miserevolezza.  La droga, le droghe, sono ovunque latiti il coraggio di vivere, di sentire la vita per quella che è: un’altalena di gioia e dolore, un continuo rimescolarsi di sguardi buoni e cattivi che illuminano o adombrano la stessa faccia. È questa fragilità così estrema e disarmante che paradossalmente alimenta la violenza. Il mercato delle fragilità umane condanna a morte centinaia di vite, sporca e corrompe il mondo, intacca per sempre anche chi è consapevole del male e lo rifugge, chi ne avverte il peso pressante ogni giorno ma si schiera nell’esercito dei coraggiosi, gli eroi diversamente fragili…

ZeroZeroZero ti fa l’effetto di un cibo esotico che non riesci a digerire, ne conoscevi il nome ma non lo avevi mai metabolizzato, fino a quando non te lo ritrovi per forza di cose nel piatto. E ti fa male, anche se hai tutti gli strumenti per digerirlo, perché non vuoi assimilare davvero qualcosa di così forte e diverso, non vuoi mangiare questa parte di mondo. E se mai riuscissi davvero a digerirla scopriresti di farne parte anche tu, di avere già dentro quanto ti occorre per metabolizzare tutto questo male. Le paure per provarlo, le parole per descriverlo.

Credo che i lettori dovrebbero fare questo con le parole. Metterle in bocca, masticarle, triturarle e infine ingoiarle, perché la chimica di cui sono composte faccia effetto dentro di noi e illumini le turbolenze insopportabili della notte, tracciando la linea che distingue la felicità dal dolore.

Roberto Saviano
ZeroZeroZero
Feltrinelli Editore, 2013
ISBN 978-88-0703-053-6
pp 448, euro 18
disponibile anche in eBook: euro 12,99

Foto: © Roberto Saviano

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