Home / Attualità / Cronaca / Guerra in Siria, arrivano i missili russi e i ribelli rischiano il massacro

Guerra in Siria, arrivano i missili russi e i ribelli rischiano il massacro

guerra in siria

L’inattività e la lentezza nel prendere le decisioni da parte dell’Unione Europea potrebbe costare cara ai ribelli. Ed anzi, viste le ultime dichiarazioni degli osservatori delle Nazioni Unite, sembra che il loro destino sia segnato. La guerra in Siria è giunta ad una svolta e, se Francia e Gran Bretagna non intervenissero a breve, potrebbe terminare nell’arco di poche settimane. La Russia ha mantenuto la sua promessa ed il dittatore Bashar Al-Assad ieri ha annunciato ad una tv libanese che il primo set di missili anti-aerei è arrivato.

Adesso nessuno può avvicinarsi alla Siria via cielo senza essere autorizzato, un rischio per Israele che vede in pericolo anche i suoi voli civili visto che è molto probabile che quelle armi, finita la guerra, potrebbero finire nelle mani di Hezbollah. Si tratta di missili a lungo raggio terra-aria molto accurati, dal costo di quasi un miliardo di dollari per l’intero sistema (24 missili), in grado di raggiungere un obiettivo distante fino a 150 km ad un’altezza di 30 km. E dalle parole di Assad si capisce che si tratta solo della prima tranche.

Oltre ai missili, sono ufficialmente intervenuti anche gli Hezbollah libanesi che con 7 mila uomini hanno cominciato a ripulire il confine. La situazione è critica, come afferma il generale Idriss dei ribelli, il quale chiede aiuto agli Stati Occidentali in quanto il suo esercito è molto piccolo, nella città di Qusayr sono circa 1500 persone male armate, e di fronte ad un equipaggiamento simile, non ha speranza di farcela. E se perdono, dice Idriss, moriranno le 50 mila persone innocenti bloccate nella città, le quali si sono schierate con i ribelli.

E l’Occidente cosa fa? Gli Stati Uniti si sono svegliati ed il loro obiettivo è di tenere il Libano fuori da questa disputa. Finora infatti gli americani l’hanno bollata come guerra civile, ma se un esercito straniero intervenisse, si tratterebbe di una guerra vera e propria in cui non potrebbero non intervenire. L’UE si spacca ed attende il meeting di Ginevra che si terrà a giugno per poter decidere se intervenire o meno. In tutta questa confusione è intervenuto ieri Paulo Pinheiro, delegato delle Nazioni Unite, il quale con le sue dichiarazioni ha messo fortemente in discussione qualsiasi aiuto ai ribelli.

Secondo Pinheiro il movimento è guidato da jiahdisti e dai Fratelli Musulmani, il partito politico di chiaro stampo religioso che parla di istituire uno Stato fondamentalista in cui valga la legge del Corano. Nonostante il generale dei ribelli affermi che queste persone siano soltanto il 5-8% del totale dei suoi uomini, secondo gli osservatori dell’Onu sarebbero molti di più, ed anzi quelli che vorrebbero uno Stato democratico e laico sarebbero la minoranza. Inoltre la prossima settimana Pinheiro presenterà un reportage che ha definito “terrificante” sui ribelli, e questo potrebbe definitivamente chiudere ogni speranza di aiuto perché il pericolo che le armi Occidentali vadano a rifornire Al-Qaeda e le altre organizzazioni terroristiche è molto alto.

Questo articolo ti è stato utile? Condividilo per aiutarci a scriverne altri, grazie!
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Potrebbe interessarti anche:

militante isis

Terrorismo: come riconoscere un terrorista Isis

Le autorità francesi hanno stilato le caratteristiche del militante Isis da segnalare immediatamente alle autorità: come riconoscere i possibili attentatori.

Lascia un commento

O

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.