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Siria, ancora attacchi con armi chimiche, e l’Ue si schiera con i ribelli

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Non è una guerra dichiarata, ma gli assomiglia molto. In Siria la situazione ha cominciato ad evolversi con l’utilizzo delle armi chimiche da parte del regime di Bashar Al-Assad, portando ad una serie di eventi a catena che fanno somigliare il conflitto ad una guerra vera e propria. Nei giorni scorsi infatti il Libano ha dichiarato ufficialmente di intervenire in favore del regime siriano e dunque contro i ribelli, cercando di fare pulizia almeno lungo i confini tra i due Paesi attraverso il braccio armato di Hezbollah.

L’Ue però adesso non sta più a guardare. Proprio nelle ultime ore è arrivata una denuncia da parte di due giornalisti francesi di Le Monde che hanno le prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte del regime. Secondo il reportage infatti i militari usano delle armi che quando esplodono non danno avvisaglie di pericoli come un effetto visivo (si sente soltanto una piccola esplosione), ma ci si accorge della loro presenza solo quando è ormai troppo tardi, ovvero quando se ne sentono gli effetti. Le conseguenze sono simili a quelle dell’utilizzo di lacrimogeni (occhi che bruciano, difficoltà respiratorie), ma molto peggiori dato che portano fino al vomito e allo svenimento. Ed in alcuni casi anche alla morte.

E l’Europa comincia a muoversi. Il blocco di Stati contrari alla fine dell’embargo delle armi (31 maggio prossimo) comincia a sgretolarsi, ed alcuni Paesi come Francia e Regno Unito si sono staccati. Per confermare l’embargo infatti ci vuole l’unanimità. La loro proposta è che l’attuale dittatore si dimetta in modo da permettere all’Europa di guidare un periodo di transizione per poter ristabilire la pace nel Paese. Nell’eventualità ciò non accadesse, c’è il rischio che l’embargo cada e così il flusso delle armi in favore dei ribelli potrebbe riprendere, portando ancora morte e distruzione. Ovviamente, come richiedono i parlamentari britannici, il flusso di armi dev’essere “attentamente controllato”, e soltanto a fronte di impegni chiari da parte dei ribelli.

La scelta da parte di questi Paesi diventa quasi obbligata dopo l’utilizzo di armi chimiche vietate dalle convenzioni internazionali, ed in seguito ai rifiuti continui di abbandonare il potere da parte del leader. O almeno è questa la giustificazione che i britannici danno per la loro decisione. Sulla stessa linea anche il presidente francese Hollande che parla di uno squilibrio militare in favore del regime siriano che potrebbe però essere pareggiato se gli europei fornissero armi ai ribelli. Solo in questo caso, perdendo il suo vantaggio, Al-Assad potrebbe decidere di trattare.

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