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Ius Soli, cos’è e perché infiamma la politica italiana

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ius soli

Negli ultimi giorni si sente sempre più pronunciare una locuzione latina a cui non siamo per nulla abituati: ius soli. Politici di destra e di sinistra stanno lottando da tempo su questa norma e l’uscita di ieri di Beppe Grillo ha letteralmente infiammato il dibattito. Ma di preciso di cosa si tratta? In sostanza questa legge dà diritto ai figli degli immigrati che nascono in Italia a prendere la cittadinanza italiana.

Che si tratti di immigrati extracomunitari o semplici cittadini europei appartenenti ad un Paese diverso dall’Italia, la sostanza non cambia. Quello che gli oppositori a questa legge temono è che un immigrato, magari irregolare, porti apposta la moglie a partorire in Italia. A questo punto, avendo un figlio italiano, può chiedere l’avvicinamento parentale che di fatto autorizza anche i genitori a stare in Italia, facendoli uscire dall’irregolarità.

Anche tra gli oppositori a questa legge c’è una certa divisione. Il dibattito è infatti tra chi vuole che rimanga la legge attuale, ovvero quella che prevede che un figlio di un immigrato nato in Italia possa acquisire lo status di cittadino italiano soltanto dopo aver compiuto 18 anni; e chi invece, come qualche estremista vorrebbe, chiede persino di abolire anche questa legge. In favore dello ius soli c’è invece il nuovo Ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, molto sensibile all’argomento perché nata in Congo e divenuta solo dopo, tra mille difficoltà, cittadina italiana, e la sinistra più estrema. Più cauta, ma aperta all’argomento, la sinistra moderata.

Ieri è intervenuto Beppe Grillo affermando che lo ius soli non c’è in nessuno Stato europeo, se non fortemente regolamentato. Per questo ci vuole un referendum che faccia dire alla gente cosa vuole. Ora, a parte la questione del referendum che, per quanto sia uno strumento di democrazia, non lo si può usare per ogni legge, va specificato che Grillo ha detto solo una mezza verità. La legge dello ius soli è molto diffusa in tutto il mondo Occidentale. Attualmente la praticano senza restrizioni tutti gli Stati del Continente americano, dal Canada all’Argentina, nessuno escluso, mentre in Europa è presente nella legislazione di Francia, Finlandia, Belgio, Grecia, Portogallo, Germania, Gran Bretagna e Irlanda. Le uniche regolamentazioni stringenti ci sono in Francia, Germania, Gran Bretagna e Irlanda le quali prevedono, con sfumature varie, alcuni paletti, ovvero che la cittadinanza non sia automatica ma i genitori ne devono fare richiesta, e che i genitori abbiano vissuto nel Paese per un certo numero di anni (vanno da 1 a 8 a seconda del Paese), proprio per evitare il discorso precedente sul parto fraudolento.

Difficile immaginare ad ogni modo che la legge possa essere realizzata in tempi brevi. Della questione infatti da qualche anno se ne sta occupando l’Europa in quanto sempre più Paesi che applicano lo ius soli stanno sperimentando il cosiddetto “turismo di cittadinanza”, e poi perché, con la Comunità Europea nata da oltre un decennio, oggi chi prende la cittadinanza in Italia, o in qualsiasi altro Stato, non la prende solo di quel Paese, ma diventa cittadino europeo. Per questo l’apertura del Ministro Kyenge può essere solo morale, ma all’atto pratico troverà poco spazio di manovra.

Foto: © Thinkstock

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