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Morto Giulio Andreotti, da 70 anni in Parlamento

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Ormai era diventato il simbolo della casta, quella dei politici attaccati alla poltrona che non li schioda davvero nulla. Tranne la morte. E così Giulio Andreotti il suo scranno in Parlamento, nell’area dedicata ai senatori a vita, l’ha dovuto lasciare quest’oggi, all’età di 94 anni. Era malato da tempo, tanto che il suo seggio era rimasto vuoto negli ultimi anni, ma la sua presenza sulla scena politica italiana si sentiva fino a ieri come ai tempi d’oro.

Il giovane Andreotti si fa conoscere subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando viene chiamato da De Gasperi come componente della Consulta Nazionale e nell’Assemblea Costituente negli anni 1945-46. Da allora Andreotti non lascerà più gli incarichi politici, nemmeno quando viene accusato di collusione con la Mafia, l’accusa più infamante di tutte per un politico italiano.

Presidente del Consiglio per ben 7 volte, ormai non si contano più i suoi mandati come Ministro, tanto da essere passato alla storia come l’unico politico ad avere ricoperto tutti i ruoli di Governo. Gli unici che in realtà gli sono mancati sono quello di Ministro dell’Istruzione e quello di Presidente della Repubblica, incarico sfiorato nel 1992 quando, alla vigilia di un’elezione che pareva scontata, ci fu la strage di Capaci in cui morì il giudice Falcone. Quell’episodio, che segnò la rivolta del popolo italiano nei confronti della mafia, spinse il Parlamento a cambiare idea visto che Andreotti era coinvolto in diverse indagini collegate con Cosa Nostra, e così la sua candidatura fu bocciata per sempre.

Ritornato in auge recentemente grazie al film Il Divo in cui viene di fatto presentato alle nuove generazioni che certamente non conoscevano la figura di Andreotti, chiude la sua carriera politica come senatore a vita che lo mette al riparo da ogni ulteriore indagine sulla mafia, dopo essersi salvato più volte per prescrizione e per altri teoremi molto discussi nelle sentenze dei giudici. Di lui rimangono alcune massime entrate nel gergo comune come “a pensar male si fa peccato ma di solito ci si indovina”, oppure la celeberrima “il potere logora chi non ce l’ha”.

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