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Imu, cosa cambia con il decreto Letta

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Alla scadenza della prossima rata dell’Imu manca poco, circa un mese e mezzo, e di certo non c’è il tempo materiale per realizzare una legge che possa abolire quest’odiata tassa. Per questo Enrico Letta ha promesso un decreto che ha già avuto la capacità di creare una spaccatura nella “Grande Coalizione di Governo”. Ma cosa effettivamente produce questo provvedimento?

In sostanza si decide che, almeno per quanto riguarda la prima casa, l’Imu viene sospesa. Attenzione, non abolita ma soltanto rinviata. Questo perché si vuole trovare il modo per toglierla del tutto entro dicembre, ma se non si dovesse trovare una copertura finanziaria, si correrebbe il rischio di far pagare a dicembre sia la seconda rata che la prima di giugno. A questa estrema ratio non ci vuole arrivare nessuno, ed il Pdl è subito insorto perché non vuole nessuna sospensione ma l’abolizione definitiva. Per questo tutte le forze politiche nei prossimi mesi saranno concentrate per trovare il modo di coprire i circa 4 miliardi che verrebbero a mancare in caso di abolizione dell’Imu sulla prima casa.

Ora però la palla passa ai Comuni perché saranno loro, più che lo Stato, a risentire di questo taglio. L’incremento dell’aliquota sulla seconda casa e su tutte le altre, come quello sui capannoni industriali, uffici e quant’altro, è praticamente inevitabile, come è inevitabile una quota della Tares, la tassa sui rifiuti, il più elevata possibile. Altri Comuni, almeno quelli che se lo possono permettere, cercheranno di rivedere gli estimi catastali per far risultare che le case valgono di più in modo da far pagare un’Imu più elevata. Ma quello che nessuno dice, ma che aleggia in sottofondo, è che se non si dovesse trovare la copertura totale, ci sono soltanto due strade: non saldare i debiti che i Comuni hanno nei confronti delle aziende locali oppure inserire una nuova tassa.

E poi c’è il capitolo restituzione. Berlusconi in campagna elettorale aveva promesso che avrebbe restituito l’Imu già pagata in caso fosse stato eletto Premier. In qualche modo è finito nel Governo e quindi vuol mantenere la promessa. Per adesso i vertici del PD, ma anche i sindacati, cercano di frenare perché già non ci sono i fondi per coprire il mancato pagamento sulla prima casa, figuriamoci rimborsare la tassa già pagata. Servirebbero ben 8 miliardi di euro, un’enormità. Per questo si studiano altri metodi traversi per poter restituire l’Imu. Le ipotesi allo studio sono pagare i cittadini attraverso titoli di Stato o attraverso una compensazione fiscale. Tutti metodi di minor impatto elettorale su migliaia di cittadini anziani o poco avvezzi a gestire BOT e CCT, ma che in entrambi i casi rimanderebbero il problema di dove trovare tutti questi soldi.

Foto: © Thinkstock

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