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Governo Letta, i 10 punti per far ripartire l’Italia

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Ieri sera Enrico Letta ha pronunciato il suo primo discorso da Presidente del Consiglio nell’ambito del voto di fiducia ottenuto alla Camera dei Deputati. Com’era prevedibile, non ci sono state sorprese per quanto riguarda i numeri (452 sì su 606), e lo stesso dovrebbe accadere oggi al Senato. Quello che più conta è appunto ciò che ha detto il nuovo Premier, ovvero il programma con il quale punta di far ripartire l’Italia, per farla uscire dalla crisi. L’intero discorso si può riassumere in 10 punti chiave su cui cercherà di ottenere i voti dell’intero Parlamento, o quasi.

1 – Lavoro: l’obiettivo qui è ridurre il numero incredibilmente assurdo di contratti, semplificando l’ingresso all’occupazione ed incentivando le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato. Questo provvedimento sarà a costo quasi zero dato che Letta ha specificato che non si tratta di incentivi monetari ma di politica industriale. Sicuramente ha qualcosa in mente ma non l’ha specificata.

2 – Europa: contro ogni pensiero di uscita dall’Europa, Letta specifica che il suo Governo sarà europeista e nei prossimi giorni andrà a Bruxelles, Parigi e Berlino per assicurare il suo appoggio alle politiche UE.

3 – Tasse: abolizione dell’Imu sulla prima casa sin dalla prossima rata e lotta all’evasione per rientrare nei parametri fiscali europei senza aumentare le tasse sempre sulle solite persone. Verrà mantenuto il vincolo del pareggio di bilancio, ma senza aumentare le tasse a chi già le paga.

4 – Welfare: miglioramento degli ammortizzatori sociali estendendoli ai precari, reddito minimo garantito (simile al reddito di cittadinanza voluto dai grillini) ma solo per le famiglie bisognose con figli.

5 – Esodati: su questo punto il Premier ha promesso una soluzione, senza però specificare quale.

6 – Costi della politica: tanto per cominciare vengono tagliati i doppi stipendi dei ministri, i quali percepiranno solo lo stipendio da parlamentare; dopodiché si passerà all’eliminazione dei rimborsi elettorali, ma sono previsti tagli anche ai livelli più bassi per quanto riguarda le Regioni, mentre le Province saranno abolite. Per finanziarsi, i partiti potranno contare su una tassazione dei cittadini in base al proprio reddito. Che stia nascendo una tassa sulla politica?

7 – Riforme: legge elettorale e riforma del Parlamento, abolendo il bicameralismo, sono le due principali preoccupazioni del Governo Letta.

8 – Mezzogiorno: miglioramento della gestione dei fondi europei in favore del Sud per ridurre il divario con il Nord.

9 – Giovani: miglioramento della condizione dei giovani, in particolare precari, per fargli avere un futuro più stabile. Come farlo però rimane un mistero dato che il Presidente non va oltre nella sua spiegazione.

10 – Donne: l’obiettivo è di arrivare ad una vera parità tra sessi nel mondo del lavoro come accade negli altri Paesi europei. Anche in questo caso però non ha enunciato alcun provvedimento ma soltanto il principio.

Questi i 10 punti chiave del Governo Letta. L’enunciazione è stata abbastanza generica, e a parte qualche eccezione il fatto che non si sia entrati nello specifico è legato alla volontà di mettere tutti d’accordo. La vera battaglia però comincerà dalla prossima settimana quando, passati i voti di fiducia e le festività legate al 1° maggio, si comincerà a fare sul serio.

Foto: © Thinkstock

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