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Marò, ritorna il timore della pena di morte

 

La pena di morte ritorna come una spada di Damocle sulla testa dei nostri due fucilieri di marina arrestati in India. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, oggi in libertà vigilata a Nuova Dehli, rischiano la pena capitale dopo che del loro caso si è interessata la Nia, l’agenzia anti-terrorismo indiana. Anche se il Governo aveva rassicurato le autorità italiane sull’assenza di ogni possibilità di condanna capitale in quanto il tribunale speciale indiano può comminare una pena di massimo 7 anni di carcere, adesso le carte in tavola sarebbero state cambiate.

Il motivo? L’agenzia antiterrorismo può invocare la giurisdizione del caso, di fatto revocandola al tribunale speciale, attraverso la legge sulla sicurezza marittima. Siccome, secondo l’accusa, l’omicidio dei due pescatori per mano dei marò italiani è avvenuto in acque territoriali indiane, questa vicenda è di competenza della Nia perché è stata messa in pericolo la sicurezza marittima indiana. Ed in questo caso il massimo della pena che può essere inflitta in un’accusa di terrorismo è la pena di morte.

Lo ha rivelato questa mattina l’emittente NdTv, la quale spiega in questo modo il rinvio di ieri della decisione sulle eccezioni sollevate dalla difesa che doveva essere presa dal procuratore generale, impegnato in altre questioni. Il difensore dei due fucilieri aveva affermato che questa vicenda non riguardasse l’antiterrorismo, ed ha perciò redatto una memoria difensiva che questa mattina è stata respinta. Secondo la legge voluta dal Governo nel 2002, dopo il dibattito susseguente all’11 settembre, ogni attacco ad imbarcazioni battenti bandiera indiana è da considerarsi un atto terroristico. Per questo anche in questo caso si prefigura lo stesso reato.

La Corte di Giustizia indiana ha ordinato proprio alla Nia di completare le indagini, passandole di fatto l’intero processo. A questo punto non resta che capire se la parola del Premier Singh possa contare qualcosa al momento della formulazione della sentenza, e possa così evitare una tragica fine per i nostri soldati.

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