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Ladri di acqua, l’impatto ambientale della Rio Tinto in Mongolia

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Alle Olimpiadi di Londra 2012 la Rio Tinto, nota compagnia mineraria britannica, fornì il metallo per le medaglie, sollevando ovviamente le immediate polemiche degli ambientalisti. Una palese incoerenza che le Olimpiadi presentate come le più green della storia utilizzassero il metallo di una compagnia tacciata in diverse aree del mondo di disastri ambientali e violazione dei diritti umani. Gli ambientalisti conferirono ironicamente la medaglia d’oro per il greenwashing alla compagnia.

L’inquinamento provocato dalle attività di estrazione nello Utah, a Salt Lake City, porta, secondo la popolazione locale, a centinaia di morti premature ogni anno. L’impatto ambientale della Rio Tinto è insostenibile anche in Mongolia, dove la compagnia prevela enormi quantità di acqua, privando le popolazioni nomadi dell’accesso ad un bene di prima necessità ancor più prezioso nel deserto.

Di recente i nativi della Mongolia hanno nuovamente accusato la Rio Tinto di violare i diritti umani e di devastare l’ambiente. Scenario del disastro sociale e ambientale è la miniera di Oyu Tolgoi, da cui si estrae rame e oro, localizzata nel deserto del Sud del Gobi. La compagnia ha in mente un piano di espansione miliardario che potrebbe mettere ulteriormente a rischio l’approvvigionamento di acqua potabile delle popolazioni nomadi del deserto e causare danni irreparabili agli ecosistemi, unici e rarissimi, dell’area.

Sukhgerel Dugersuren, direttore della Oyu Tolgoi Watch, accusa la Rio Tinto di prelevare e  dirottare il corso dell’acqua senza il consenso delle popolazioni locali e del Governo.

L’acqua è una fonte di vita… o di morte, spiega Dugersuren.

La Rio Tinto preleva acqua in quantità industriali per le attività minerarie. Secondo gli attivisti, inoltre, il bacino di decantazione che raccoglie il materiale di scarto della miniera potrebbe aver subito delle perdite. La popolazione locale chiede pertanto alla Rio Tinto rassicurazioni sulla scongiura di una catastrofe nella regione. La compagnia si è difesa, affermando di prelevare acqua soltanto dalle acque più profonde e non dalle falde superficiali e ha ricordato che l’ulteriore piano di sviluppo minerario nell’area genererà ricchezza per le popolazioni locali. La multinazionale ha anche promesso di rimediare alla deviazione di un corso d’acqua verso la miniera, creando un nuovo bacino idrico per il bestiame e la popolazione più a valle.

Ma le polemiche non si placano: a far discutere non sono soltanto i piani di espansione della Rio Tinto in Mongolia, ma anche l’impatto ambientale di altri progetti del colosso minerario: dalle miniere a Bristol Bay, in Alaska, alla miniera di ferro in Guinea per finire alla miniera di nichel e rame nel Michigan.

Fonti: Rio Tinto accused of environmental and human rights breaches – Guardian Environment; Rio Tinto – Greenwashgold.org

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