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Texas, esplode fabbrica di fertilizzanti, stimati circa 70 morti

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Uno scenario di guerra. Così lo ha definito D.L. Wilson, lo sceriffo della cittadina di West, in Texas, dove questa notte (ora italiana) è esplosa una fabbrica di fertilizzanti. Non si tratta di un incidente comune. Date le sostanze chimiche contenute all’interno del serbatoio esploso, la devastazione equivale ad una potenza superiore a quella di una bomba, aggravata inoltre dalla liberazione nell’area di una nube tossica le cui conseguenze sono imprevedibili.

L’esplosione è stata talmente violenta da provocare un terremoto di oltre 2 gradi sulla scala Richter, abbastanza forte da distruggere 75 palazzi nelle vicinanze, alcuni letteralmente rasi al suolo, tra cui una casa di cura con dentro 133 persone. Le fonti ufficiali parlano di 2 morti accertati e di oltre un centinaio di feriti, ma si sa che certamente le vittime sono molte di più dato che non sono ancora stati estratti i corpi sia dall’edificio che da quelli crollati nei paraggi, e mancano all’appello anche alcuni vigili del fuoco che prestavano i soccorsi.

Secondo quanto riferito dalle autorità, si possono stimare almeno 60-70 morti, e l’aspetto più preoccupante è che non si possono prestare nemmeno i soccorsi a pieno regime perché bisogna tenere d’occhio un secondo serbatoio che potrebbe esplodere da un momento all’altro. La preoccupazione adesso deriva dalla nube tossica che può arrivare persino ad uccidere decine di persone. Per questo le autorità hanno evacuato mezza città, con i poliziotti che girano casa per casa per far uscire gli abitanti.

Questa vicenda avviene appena due giorni dopo l’attentato di Boston che aveva già ferito l’America, ma gli inquirenti hanno immediatamente potuto escludere un collegamento tra le due vicende. Questa esplosione infatti è dovuta ad un incendio accidentale che non è stato domato subito, e così ha raggiunto il primo serbatoio di fertilizzanti che, vista l’alta temperatura, è esploso. Le fiamme si sono elevate per centinaia di metri e sono state visibili per tutta la notte anche ad un chilometro di distanza, e tutt’ora ardono ancora.

Fonte: Ny Times

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