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L’agricoltura sociale riabilita i detenuti, un nuovo inizio negli orti bio

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Spesso quando un detenuto ha scontato la sua pena ed esce dal carcere, molti media cavalcano l’indignazione di chi vorrebbe “gettare” la chiave e non vedere mai fuori dalla prigione chi in passato ha commesso degli errori, è stato giudicato colpevole e ha subito una condanna. Sarebbe utile, invece, che qualcuno ricordasse a tutti qual è la funzione del carcere: non punitiva, ma riabilitativa. Difficile attribuirgli questo arduo compito oggi, nella drammatica situazione di sovraffollamento in cui versano le carceri italiane. La funzione riabilitativa del carcere è fondamentale ancor più per i giovani, vittime di errori troppo grandi e percorsi sbagliati da cui devono e possono svicolarsi con l’aiuto dello Stato e delle istituzioni.

ricomincio dal bioUltimamente in molti istituti di pena italiani, accanto ai tradizionali percorsi lavorativi ed educativi, anche la sostenibilità ambientale si è fatta strumento di riscatto: dal riciclo creativo dei rifiuti elettrici ed elettronici all’agricoltura biologica. C’è una sola cosa che riscatta più del duro lavoro: il lavoro in mezzo alla natura, che permette di recuperare quell’equilibrio perduto tra gli uomini e l’ambiente naturale, ancora più vitale per i detenuti e gli ex detenuti. Le mani che hanno sbagliato e commesso reati si macchiano di terra, si riempiono di frutti, creano qualcosa di pulito, genuino, bello, qualcosa che sfama se stessi e gli altri ma non lascia sporchi dentro e permette di recuperare il senso di responsabilità.

Gli orti sociali bio diventeranno presto occasione di riscatto per  70 ragazzi degli istituti penitenziari minorili di sei regioni italiane, nell’ambito di un’iniziativa sostenuta dall’AIAB, L’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica. I ragazzi coinvolti nel progetto di agricoltura sociale hanno un’età compresa tra i 14 e i 21 anni e stanno scontando la loro condanna in istituti detentivi di Palermo, Roma, Pontremoli (Mc), L’Aquila,  Airola (Bn) e presso la comunità Borgo Amigò di Roma.

Anna Ciaperoni, responsabile agricoltura sociale di AIAB, spiega gli obiettivi del progetto Ricomincio dal bio:

Il lavoro in agricoltura per le sue caratteristiche di flessibilità e multifunzionalità e per il rapporto che implica con l’ambiente ha rivelato un alto potere di auto responsabilizzazione: prendersi cura di piante e animali aiuta a prendersi cura di sé. Ciò è particolarmente importante per persone soggette alla restrizione della libertà, soprattutto nella fase formativa dei minori. Un percorso che, coniugato all’apprendimento del metodo di agricoltura bio, può determinare anche una specifica competenza professionale per questi ragazzi ed offrire loro una prospettiva per il futuro.

Fonte: Ricomincio dal Bio – AIAB
Foto: © Thinkstock

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