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Elezioni Presidente della Repubblica, sempre più probabile una donna Capo dello Stato

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elezioni presidente della repubblica

Manca ancora più di una settimana all’inizio delle votazioni per il nuovo Presidente della Repubblica. Un Presidente che si ritroverà probabilmente nella situazione peggiore dal dopoguerra, e che quindi ha bisogno di un largo appoggio da parte di tutte le forze politiche per poter tirar fuori il Paese dal pantano che si è venuto a creare. Dei 25 nomi che vi abbiamo illustrato qualche giorno fa, molti si sono tirati indietro come il fondatore di Emergency Gino Strada che ha ammesso di non aver mai ricevuto la “chiamata” da parte di nessuno, o come il presidente del Censis De Rita che ha dichiarato di far parte di un altro mondo. Salgono però le candidature delle donne.

In un momento così delicato infatti si pensa che solo qualcuno con delle idee completamente diverse dal passato potrebbe risolvere il rebus, e quindi nessuno dei vecchi politici sarebbe il candidato ideale. Per usare un termine sportivo possiamo dire che in pole position al momento ci sarebbe Emma Bonino, appoggiata dal Centrosinistra, apprezzata dal Movimento 5 Stelle (che però voterà solo chi riceverà più voti nel sondaggio su internet), e vista con scetticismo, ma non con chiusura, dal Pdl che ne apprezza il valore come persona e come politica, ma non apprezza le sue idee a volte troppo in antitesi con quelle di destra.

Subito dietro si conferma la senatrice del PD Finocchiaro, osteggiata però dal Pdl per il suo passato nella magistratura. In queste ore prende sempre più piede l’ipotesi di “promuovere” Laura Boldrini dalla presidenza della Camera a quella della Repubblica. Boldrini ha dimostrato di essere apprezzata da tutte le forze politiche e di avere delle idee chiare su molti temi delicati, e così potrebbe anche ricevere l’appoggio di molti colleghi.

Considerando invece gli uomini, a quanto pare il testa a testa è tra tre politici di vecchio stampo: Amato, Marini e Prodi. Il primo riceverebbe l’appoggio bipartisan, il secondo sicuramente quello di sinistra e anche di qualche politico di destra, mentre il terzo riceverebbe l’appoggio di sinistra e del Movimento di Grillo, ma non quello del centrodestra. Un po’ più staccato Massimo D’Alema che continua ad essere coinvolto in nuovi scandali, l’ultimo dei quali è quello dell’inchiesta sulla Serravalle su cui per adesso lui si dichiara estraneo.

Sembra impossibile invece vedere al Quirinale un uomo di destra, che sia Berlusconi o Letta, dato che non otterrebbe più di un terzo dei voti. Piuttosto dal Pdl si punta su un nome condivisibile come quello di Violante, storicamente uomo di sinistra ma che ha sempre mostrato un certo equilibrio istituzionale. Oppure, e questa è l’ultima “pazza idea” come l’ha definita qualcuno: mandare Bersani al Quirinale e Berlusconi a capo del Governo. Un accordo che farebbe immediatamente uscire il Paese dallo stallo, ma a che prezzo?

Foto: © Thinkstock

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