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Commercio di armi internazionale, le nuove regole dell’Onu

armi vietate

Ieri sera è stata scritta un’altra storica pagina di civiltà presso il palazzo delle Nazioni Unite. Quasi tutti i Paesi aderenti all’Onu hanno infatti votato a favore di una nuova regola che limita fortemente il commercio internazionale di armi. Pur non incidendo sulle leggi interne di ogni Paese (precisazione importantissima perché ha permesso anche agli Stati Uniti di accettarla), di fatto blocca la vendita di armi a nazioni in guerra, come ad esempio la Siria, o altre sottoposte ad embargo, come l’Iran.

Già la scorsa settimana c’era stato un tentativo di rendere immediatamente obbligatoria questa legge in tutti i Paesi, ma ci voleva un voto unanime che non c’è stato. Ieri così è stato cambiato l’abito giuridico, ma la sostanza resta la stessa. Per evitare il voto unanime, che tanto non sarebbe mai arrivato, si è passati al voto a maggioranza semplice, al prezzo però della ratifica volontaria di ogni Paese. Tradotto significa che ora la legge è stata fatta, ma ogni nazione ha 2 anni di tempo per ratificarla. Ciò significa che i Paesi contrari, ovvero quelli direttamente interessati come Siria, Iran e Corea del Nord, sono liberi di non ratificare la legge, ma se nazioni come Russia o Cina, che normalmente gli forniscono le armi, ratificheranno tale trattato, non potranno più vendergliele.

La regola, una volta entrata in vigore, distinguerà il normale approvigionamento di una nazione come avente diritto all’autodifesa, dalla vendita di armi con finalità di violazione dei diritti umani, per scopi terroristici o per aggirare un embargo internazionale. Fino ad oggi infatti le regole erano poco stringenti e venivano applicate attraverso una sorta di interpretazione che adesso non sarà più possibile.

È un risultato diplomatico storico, il culmine di molti anni di sforzi. Questa è una vittoria della popolazione mondiale

ha dichiarato un emozionato Ban Ki-moon, segretario delle Nazioni Unite, alla fine dell’Assemblea, spiegando inoltre che questo nuovo strumento non solo riuscirà a prevenire le gravi violazioni dei diritti umani, ma darà una grossa spinta a quella politica di disarmo e non proliferazione militare che l’Onu sta portando avanti da anni. Il trattato entrerà in vigore entro 90 giorni dalla ratifica del cinquantesimo Paese sugli oltre cento che hanno votato per il sì.

Fonte: Onu
Foto: Thinkstock

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