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Inquinamento dei fiumi, l’impatto ambientale dei farmaci sugli ecosistemi fluviali

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L’inquinamento dei fiumi ha raggiunto livelli vertiginosi in gran parte delle reti fluviali del mondo. Tra le fonti d’inquinamento una sottovalutata ma non per questo trascurabile è quella che proviene dai residui dei farmaci che finiscono nelle acque e che non sempre vengono depurati, filtrati e smaltiti correttamente. Ad affrontare il problema è un recente studio pubblicato sulla rivista Ecological Applications, a firma di Emma Rosi-Marshall, scienziata del Cary Institute of Ecosystem Studies.

L’inquinamento prodotto dai farmaci ha portata globale. In tutto il mondo le acque fluviali contengono tracce di farmaci e al momento non si conosce, per mancanza di studi su larga scala, l’esatto impatto di queste sostanze sulla qualità dell’acqua e sugli ecosistemi fluviali. Impatti che secondo l’autrice andrebbero invece indagati ulteriormente perché potenzialmente devastanti. Come sottolinea la dottoressa Emma Rosi-Marshall:

l’inquinamento da farmaci è stato rilevato nelle acque di tutto il mondo. Le cause includono l’invecchiamento delle infrastrutture di raccolta delle acque e degli scarichi agricoli. Laddove esistono impianti di depurazione delle acque reflue, spesso non sono in grado di rimuovere i prodotti farmaceutici. Ne consegue che i corsi d’acqua sono esposti a un cocktail di composti sintetici, dagli stimolanti agli antibiotici, dagli analgesici agli antistaminici.

I ricercatori si sono concentrati sull’impatto ambientale di sei principi farmacologici comuni nei fiumi di diversi Stati, New York, Maryland e Indiana: la caffeina, l’antibiotico ciprofloxacina, la metformina, utilizzata per la cura del diabete, due antistaminici  usati per trattare il bruciore di stomaco (cimetidina e ranitidina), e un antistaminico usato per trattare le allergie (difenidramina).

Nello specifico, gli autori hanno osservato i cambiamenti generati da queste sostanze sul biofilm, una pellicola di microrganismi presente sulle rocce. Il biofilm è composto da alghe, funghi e batteri che vivono in simbiosi e sono fondamentali per depurare l’acqua e come fonte di cibo per altre specie acquatiche invertebrate che vanno poi a loro volta a nutrire i pesci. Un biofilm sano ha una consistenza scivolosa ma i ricercatori hanno scoperto che gli antistaminici ne prosciugano la superficie. La difenidramina ha effetti sulla fotosintesi, sulla produzione delle alghe e dei batteri e sulla respirazione microbica.

Mentre il consumo di farmaci aumenta in tutto il mondo, il trattamento delle acque reflue si fonda ancora su strutture obsolete e non presenti dappertutto. L’impatto dei residui dei farmaci sugli ecosistemi acquatici potrebbe avere conseguenze gravi anche sulla catena alimentare. Occorre dunque studiare nuove strategie per la depurazione delle acque, limitare l’abuso di farmaci e indagare ulteriormente i danni causati da queste sostanze.

Fonte e Foto: Streams stressed by pharmaceutical pollution, Cary Institute

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