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Come funziona l’anagrafe tributaria

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Questa mattina gli italiani si sono svegliati con una sorpresa in più. Dopo il redditometro adesso arriva l’anagrafe tributaria. Ma di cosa si tratta? In sostanza è una specie di redditometro che però si basa sui movimenti dei conti correnti. La buona notizia è che i normali cittadini non dovranno fare nulla. Gli “operatori finanziari”, praticamente le banche, i fondi di investimento, Poste Italiane, ecc., inviano all’Agenzia delle Entrate i saldi di tutte le movimentazioni che sono state effettuate, cioè dicono all’Agenzia quanto, nell’arco di un anno, sul conto del signor Rossi è entrato in cassa e quanto è stato speso.

Per evitare i soliti “furbetti”, il controllo sarà retroattivo, cioè il primo check che avverrà il prossimo 31 ottobre riguarderà l’anno 2011. Quindi chi ha effettuato operazioni poco chiare non farà in tempo a coprirle. Altri strumenti che verranno presi in considerazione saranno ad esempio le carte di credito, ed in particolare non il plafond, ma la spesa effettiva. I cittadini non dovranno preoccuparsi di conservare scontrini o altre prove di spesa, né tantomeno dovranno effettuare alcun tipo di comunicazione. I soggetti tenuti all’invio dei dati sono proprio gli operatori finanziari, quindi non ci sarà bisogno, da parte dei cittadini, di alcuna operazione.

Il nuovo strumento dell’anagrafe tributaria serve semplicemente per capire, con una sola occhiata, se ci sono movimenti sospetti. Anziché analizzare ogni singola voce di spesa infatti, il controllore analizzerà il saldo in entrata (quanto è stato incassato) ed il saldo in uscita (quanto è stato speso) da ogni singola persona fisica o giuridica, prendendo in considerazione il totale delle operazioni, quindi si analizza anche il caso in cui un contribuente abbia più conti correnti piuttosto che azioni, carte di credito o di debito, oppure effettui operazioni di altra natura come ad esempio l’investimento in beni materiali come oro e preziosi.

Solo dopo aver analizzato i dati di tutti gli italiani, l’Agenzia delle Entrate stilerà una lista dei soggetti a rischio evasione, ovvero dei contribuenti che risulta abbiano effettuato operazioni poco chiare e che abbiano uno scostamento di almeno il 20%, e solo su di loro si concentreranno i controlli più accurati. Un esempio è quello di una persona che guadagna 20 mila euro all’anno, e magari anche se dal conto corrente risulta che ha speso 18 mila euro, poi però con la carta di credito risulta averne spesi 30 mila. In un caso simile scattano gli accertamenti.

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Foto | Thinkstock

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