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Taglio ai costi della politica, cominciano i presidenti delle Camere

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Durante la campagna elettorale l’unico punto che sembrava accomunare tutti i partiti, di qualsiasi colore politico, era il taglio ai costi della politica. A dire il vero la stessa promessa viene rifilata agli italiani ad ogni tornata elettorale, solo che stavolta probabilmente si farà sul serio. Ad annunciare i tagli reali sono stati ieri sera i due nuovi presidenti delle Camere, Boldrini e Grasso, che hanno deciso di partire proprio dai loro stipendi.

Tanto per cominciare, sin dalla prima seduta, proporranno di ridurre del 30% i loro emolumenti (il Movimento 5 Stelle si taglierà lo stipendio del 75%, ma chiedere cifre simili sarebbe stato utopistico), per poi passare a quelli dei loro esimi colleghi. Una proposta arriva direttamente da Grasso che vuole eliminare le spese forfettarie. Questo genere di spese sono in pratica un rimborso prestabilito di una spesa sostenuta da un parlamentare, anche se il parlamentare ha speso di meno.

Ad esempio il politico di turno che va a pranzare al ristorante ha diritto ad un rimborso che facciamo il caso sia di 100 euro forfettario. Nella maggior parte dei casi spenderà 50, 60, o anche 90 euro, ma in sede di rimborso gli verranno corrisposti sempre 100 euro.  Paradossalmente queste spese gli vengono elargite anche se il pranzo gli viene offerto dal ristoratore. La proposta del presidente del Senato è sostituire i forfait con la presentazione degli scontrini. Una pratica che permetterà di risparmiare tra il 30 ed il 50% delle spese.

Oltre a vedere ridotti i rimborsi, i presidenti proporranno il taglio degli stipendi anche per chi ricopre qualsiasi altra carica interna al Parlamento come ad esempio i presidenti delle commissioni, i vice, i ministri e via dicendo. Altre attribuzioni potrebbero essere del tutto cancellate come le spese di rappresentanza. L’obiettivo, dicono i presidenti, è di portare i costi della politica al 50% rispetto a quanto si è speso nell’ultima legislatura.

Non ci saranno solo tagli però. C’è chi da questa revisione dei costi ci guadagnerà come i collaboratori dei parlamentari, volgarmente detti portaborse, i quali dovranno essere messi in regola tramite contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, ovvero fino alla fine della legislatura. Per quanto riguarda la trasparenza inoltre, tutte le consulenze dovranno essere pubblicate su internet, mentre l’ex ministro Brunetta ha proposto che i soldi risparmiati da questi tagli vengano destinati alla spesa pubblica. Gli enti che ne beneficeranno dovranno essere noti, e tra di essi il presidente Boldrini ha proposto immediatamente gli istituti di ricerca.

Che qualcosa stia cambiando lo si nota anche perché quest’aria di tagli alla politica è uscita dal Palazzo. Proprio ieri infatti la Sicilia ha legiferato in via ufficiale che le Province non esistono più. Finché non ci si riorganizzerà, assegnando i poteri che prima erano nelle mani delle assemblee provinciali agli altri organi, il ruolo del Presidente della Provincia viene temporaneamente assegnato ad un commissario, ma dal prossimo giugno anche quest’altro enorme spreco sarà tagliato.

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