Cessazione contratto o cambio operatore: i costi da sostenere

di Onofrio Marco Mancini
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Cessazione contratto

Da alcuni anni è stato introdotto il mercato libero anche in Italia. Ciò significa che se prima in tutte le case c’era un solo operatore telefonico (Sip, poi diventato Telecom) e uno solo per luce e gas (Enel), adesso siamo liberi di scegliere l’operatore che preferiamo. Questa apertura ha portato ad un forte abbassamento delle tariffe dato che, per poter mantenere la concorrenza, ogni compagnia è stata costretta a tenere costi bassi e fornire servizi aggiuntivi per i propri clienti. Ma la cessazione contratto o il cambio operatore hanno un costo? Andiamo a vedere i dettagli di cosa prevede la legge.

I costi della cessazione contratto

Anzitutto bisogna sapere che la legge sul diritto di recesso (art. 1373 c.c.) prevede la facoltà di rescindere il contratto (cioè di ripensarci) entro 14 giorni senza spese. Fatti salvi eventuali consumi. Dunque, facendo un esempio pratico, attivo oggi una nuova linea telefonica o un contratto di fornitura di elettricità; dopo qualche giorno non sono soddisfatto del servizio e decido di chiudere il contratto. In questo caso, per legge, l’operatore non può addebitare alcun costo di chiusura, ma può farmi pagare gli eventuali consumi che sono stati fatti in quei pochi giorni. Il periodo di diritto di recesso si estende a 12 mesi se il professionista non adempie ai suoi obblighi informativi.

Disdetta o recesso?

Parlando invece di cessazione del contratto oltre i 14 giorni, bisogna distinguere tra disdetta e recesso. La disdetta è il mancato rinnovo del contratto. Quindi dato che solitamente i contratti hanno durata annuale che si rinnova automaticamente, basta inviare una lettera di disdetta e il contratto, alla fine dell’anno, non viene rinnovato. Questa scelta non comporta alcun costo e prevede la restituzione da parte del fornitore dell’eventuale caparra richiesta.

Diverso è invece il caso del recesso. Con il recesso si interrompe il contratto prima della naturale scadenza. Se a recedere è il cliente, questa scelta può comportare o la perdita di un’eventuale caparra versata, oppure un costo di recesso che dev’essere specificato nel contratto al momento della stipula. Per esempio il costo di recesso anticipato per la Tim è di 30 euro, per Fastweb 29,95, ben 65 per Infostrada; mentre per quanto riguarda gli operatori di gas e luce Enel fa pagare 23 euro più Iva, la stessa cifra di Edison e E.on, la disattivazione con Eni costa 26,13 euro. Se invece a recedere è l’operatore, non solo dovrà restituire la caparra, ma dovrà corrispondere una penale dello stesso importo della caparra stessa.

I costi del cambio operatore

Quando si cambia operatore la disciplina è molto diversa. In questo caso si considera la Legge Bersani (l. n. 40/2007), modificata e migliorata più di recente con la legge sulla concorrenza n. 124/2017. In realtà questa legge si applicherebbe anche in caso di cessazione contratto, ma con alcuni distinguo. Se la legge Bersani all’epoca aveva permesso ai clienti di chiudere un contratto senza costi aggiuntivi, alcuni “escamotage” successivi degli operatori avevano reintrodotto questi costi sotto altre voci come per esempio “costi di disattivazione”. L’attuale legge sulla concorrenza permette la presenza di questi costi, a patto che siano congrui con i costi effettivamente sostenuti e non siano vere e proprie penali (prima infatti molti operatori facevano pagare anche 100 o 200 euro per la disattivazione, mentre ora difficilmente si superano i 30).

In merito al cambio operatore invece la legge sulla concorrenza ha vietato la presenza di qualunque costo aggiuntivo. E anche se dovessero esserci, per incentivare l’acquisizione dei clienti, praticamente qualsiasi operatore, che sia telefonico, luce o gas, si offre di pagare eventuali penali. Per questo motivo il cambio operatore avviene nella quasi totalità dei casi gratuitamente.

Foto: Pixabay

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