Musica 8D: che cos’è e perché è scoppiata la moda

di Onofrio Marco Mancini
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Da qualche mese a questa parte sta trovando sempre più spazio, soprattutto sui social, il tema della musica 8D. Si tratta di una novità tecnologica che non ha bisogno di costosi supporti. Per ascoltarla infatti non c’è bisogno di acquistare apparecchiature sofisticate, dilapidando i nostri risparmi. Basta infatti un riproduttore normalissimo, come uno smartphone, e delle comunissime cuffie o auricolari. Ma allora cosa ha di tanto speciale la musica 8D? E perché è diventata la moda del momento? La spiegazione è più semplice di quanto si possa immaginare.

La musica 8D non è altro che un file audio manipolato

Per comprendere come funziona la musica 8D bisogna partire dalla tecnologia a cui oggi siamo abituati, ovvero il Surround. Per semplificare il concetto potremmo dire che il Surround si configura direzionando due microfoni direttamente verso gli auricolari di destra e di sinistra, in modo che il suono sembri “circondare” l’utente che ascolta. La musica 8D elimina questo direzionamento. Qui la musica non viene proiettata verso destra o sinistra, ma in tutte le direzioni (o in nessuna direzione), così può sembrare di riceverla dall’alto, dal basso e da ogni altra direzione a 360 gradi. In questo modo il cervello non comprende da dove proviene la musica, e l’utente così se ne sente “avvolto”, cambiando la percezione della stessa. Secondo i producers e gli ingegneri dell’audio, tecnicamente si crea una mappa multidimensionale del suono nella quale l’audio arriva a seconda dell’ascoltatore.

In realtà nella musica 8D non viene registrato il brano con otto diversi microfoni, semplicemente si registra come sempre e si modifica a posteriori il file. In questo modo anche brani vecchi, registrati ben prima dell’avvento di questa tecnologia, si possono godere i 8 direzioni. Ma requisito fondamentale per ascoltarla sono le cuffie o gli auricolari. Le casse stereo infatti fanno perdere questa “illusione” al cervello, mentre indossando un auricolare soltanto l’effetto viene meno completamente.

Perché sta diventando il fenomeno del momento

La tecnologia 8D oggi sta spopolando in rete, anche grazie soprattutto all’endorsement di qualche celebrità, ma in realtà esiste già da cinquant’anni. I primi esperimenti risalgono agli anni ’70, ma soltanto oggi cominciano a trovare terreno fertile tra il pubblico. Sarà perché negli anni ’70 e ’80 i file digitali erano soltanto fantascienza, a parte qualche piccolo esperimento; o perché non c’erano auricolari e cuffie di alta qualità. O magari perché non c’erano influencer che ne parlavano in rete.

Fatto sta che, secondo alcuni neuroscienziati che hanno studiato il fenomeno, pare che la musica 8D sia così apprezzata non tanto per la tecnologia…ma per la musica stessa. Ascoltare il brano giusto può provocare un piacere maggiore rispetto ad un ascolto normale. Ma appunto sarebbe merito del brano, non della tecnologia. È un po’ come mettere qualche spezia in più su un gran piatto: sono gli altri ingredienti che devono dare il gusto, la spezia è solo quel “quid” in più che lo fa diventare un piatto top.

Le canzoni in 8D che stanno spopolando

Tutto è cominciato con la versione di Hallelujah di Leonard Cohen reinterpretata dai Pentatonix. Questo, che potremmo definire il primo brano 8D dell’era moderna, ha fatto il pieno di ascolti (ha già superato le 6 milioni e mezzo di visualizzazioni su YouTube nel momento in cui scriviamo ed è destinata a salire ancora). Da qui è partita una moda e attualmente nelle classifiche di Spotify i brani più ascoltati con questa nuova tecnologia sono:

  • Dance Monkey di Tones And I
  • Toss a Coin to your Witcher, soundtrack della serie tv su The Witcher
  • Nova di Athrix
  • Hello di Adele
  • Blackout di Aviva
  • Lucid Dreams di Juice WRLD
  • Ocean Eyes di Billie Eilish
  • Alone di Marshmello
  • Believer degli Imagine Dragons

Foto: Pixabay

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