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Fukushima, due anni dopo il Giappone è ancora in ginocchio

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centrale nucleare di fukushima

Fino a quel fatidico 11 marzo 2011 il Giappone era una delle principali economie mondiali. Oggi è a pezzi, ed anche se si sta rialzando più in fretta di come farebbero molti Paesi Occidentali, ancora resta in forte crisi. Potenza del nucleare. Alle 6:46 di oggi ora italiana, 14:46 in Giappone, l’intero Paese si è fermato per un minuto in ricordo della tragedia che colpì due anni fa la prefettura di Fukushima quando un terremoto e susseguente tsunami provocarono il secondo incidente nucleare peggiore della storia dopo Chernobyl. Il fatto che la cerimonia ricordi molto quella che si tiene ogni anno in ricordo della prima bomba atomica sganciata su Hiroshima durante la Seconda Guerra Mondiale la dice lunga sulla gravità della situazione.

In seguito all’incidente le possibilità di ammalarsi di tumore è aumentata talmente tanto che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica parla di oltre centomila casi di cancro nei prossimi dieci anni, e l’area intorno alla centrale Daichi è diventata inabitabile ed incoltivabile per decine di chilometri. L’incidente mise in mostra la poca sicurezza delle centrali nucleari che da allora, non solo in Giappone, furono analizzate attentamente per controllare che non si potesse ripetere un evento del genere. In quel Paese però la paura fu tanta e portò a spegnere gradualmente tutte le 50 centrali funzionanti, mettendo l’intera economia in ginocchio.

Per circa 3 mesi il Giappone è rimasto senza nemmeno un watt prodotto dal nucleare, fino al luglio scorso quando due centrali sono state riattivate. Le conseguenze interne sono state catastrofiche, con lo yen svalutato fortemente, i costi lievitati alle stelle per l’obbligo di importare l’energia ed un settore manufatturiero fortemente limitato. Ma altri tipi di conseguenze si sono avute in tutto il mondo. In pratica ci si è resi conto che il nucleare sicuro non esiste, e così chi voleva introdurlo, come l’Italia, l’ha bloccato, e chi già ce l’aveva ha dovuto rivedere i suoi piani.

È accaduto così che alcune super potenze come Germania e Svizzera abbiano deciso di uscire definitivamente dal nucleare. In Europa quasi tutti hanno rivisto i propri programmi, come la Gran Bretagna che ha bloccato la costruzione di tutte le centrali, ed in cui ormai non si trovano più investitori pronti a rischiare. Gli unici che continuano ad andare avanti, ma tra mille difficoltà, sono Francia (sul nucleare si basa l’intera economia della nazione), Slovacchia e Finlandia, anche se quest’ultima sta riflettendo se abbandonare o meno la costruzione di nuove centrali visto che i costi stanno diventando esorbitanti.

Al di fuori del Vecchio Continente, gli Stati Uniti hanno deciso di ultimare solo le centrali già iniziate, mentre quelle ancora solo sulla carta sono state cancellate. Qui il dubbio semmai è se rimodernare gli impianti vecchi o chiuderli definitivamente visto che ci si sta spostando più verso il gas naturale e le rinnovabili. Nel resto del mondo invece sembra che la fiducia nel nucleare sia rimasta inalterata.

Russia, Cina, Emirati Arabi e Corea del Sud continuano tranquillamente i propri progetti, con i cinesi in particolare che hanno avviato più della metà dei progetti nucleari mondiali. E il Giappone? Nel Paese vittima del disastro c’è ancora molta incertezza. Il vecchio Governo annunciò l’uscita dal nucleare in favore delle rinnovabili, ma cadde dopo pochi mesi. Quello attuale vuol puntare su un mix di nucleare e rinnovabili, ha riavviato due centrali, ma sicuramente non arriverà a riavviarle tutte e 50. Il popolo si oppone e quasi ogni mese organizza manifestazioni anti-atomo. A due anni da Fukushima c’è ancora molta incertezza, ed anche se ci sono buone speranze di abbandonare un giorno il nucleare, questo traguardo sembra ancora molto lontano.

Foto | Wikipedia

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