Vaccino per il coronavirus: quando sarà pronto, il punto sulle ricerche

di Paola Pagliaro
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Le ricerche per la messa a punto di vaccino per il coronavirus negli Stati Uniti sono iniziate già dallo scorso 11 gennaio. A riportare la notizia è il New York Times. Il quotidiano americano spiega che già i primi di gennaio, quando venne riportato uno strano caso di malattia simile alla polmonite in Cina, i ricercatori del National Institutes of Health del Maryland si attivarono per sviluppare un vaccino per prevenire la nuova malattia.

I ricercatori avevano già degli indizi a disposizione: si trattava di un coronavirus, simile a quello che aveva causato l’epidemia di SARS nel 2003 e la MERS nel 2012. Il dottor Barney Graham del Vaccine Research Center dell’N.I.H. chiese agli scienziati del governo cinese di condividere immediatamente la composizione genetica del virus in modo che il suo team potesse sviluppare un vaccino. Il 10 gennaio le informazioni furono messe a disposizione su un database pubblico e già dal giorno seguente il team del dottor Graham si mise al lavoro in laboratorio. Nel giro di qualche ora aveva già individuato le lettere del codice genetico che avrebbero potuto essere usate per sviluppare un vaccino per il coronavirus.

Almeno 3 compagnie al lavoro su un vaccino per il coronavirus

Al lavoro su un vaccino che possa fermare la diffusione della malattia, che ha infettato circa 6.000 persone e ne ha uccise più di 130, ci sono anche gli scienziati australiani e almeno tre compagnie – la Johnson & Johnson, la Moderna Therapeutics e la Inovio Pharmaceuticals. Dalla Innovio fanno sapere che le ricerche procedono al ritmo più rapido possibile, grazie ai fondi ricevuti dalla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations: quasi 9 milioni di dollari.

Quanto occorre di solito per lo sviluppo di un vaccino

Anche Moderna, che lavora con il team del dottor Graham, ha ricevuto cospicui finanziamenti, così come i ricercatori australiani della University of Queens. Malgrado i progressi nella genomica, della tecnologia e una maggiore coordinazione tra la comunità scientifica globale abbiano reso le ricerche più rapide, e i vaccini siano uno degli strumenti di prevenzione delle malattie più efficaci, il processo di sviluppo di un vaccino rimane costoso e rischioso. Occorrono infatti mesi e persino anni prima che un vaccino entri in commercio perché deve essere testato ampiamente sugli animali e sugli esseri umani. Nei casi migliori in un anno il vaccino è pronto.

I primi test sugli umani potrebbero iniziare già tra 3 mesi

Come ha spiegato Richard Hatchett, direttore esecutivo della coalizione per affrontare l’epidemia:

I vaccini possono non essere utili nei primissimi stadi di un’epidemia, ma se li sviluppiamo in tempo possono offrirci un vantaggio nelle fasi successive.

A ogni nuovo focolaio, il lavoro dei ricercatori in genere deve ripartire da zero. Dopo l’epidemia di SARS nel 2003, i ricercatori impiegarono circa 20 mesi dal rilascio del genoma virale per preparare un vaccino da testare in studi sull’uomo. Quando nel 2015 si è verificata un’epidemia causata dal virus Zika, i ricercatori hanno impiegato solo 6 mesi. Ora che il coronavirus minaccia la salute pubblica globale, gli scienziati contano di abbattere ulteriormente i tempi e di arrivare ai primi test sugli umani in 3 mesi grazie agli sforzi congiunti.

La mattina successiva alla pubblicazione dei dati da parte degli scienziati cinesi, il team del Dr. Graham ha iniziato a lavorare controllando la sequenza e confrontandola con i dati della SARS e della MERS. La ricerca si è focalizzata sulla proteina picco che forma la corona del virus e riconosce i recettori, o punti di ingresso, su una cellula ospite. Come ha spiegato Kizzmekia Corbett, responsabile scientifico del team di ricerca sul coronavirus del Dr. Graham:

Se si riesce a bloccare il legame di questa proteina con una cellula, allora si è riusciti a prevenire efficacemente un’infezione.

Il dottor Corbett e altri scienziati del team avevano studiato in dettaglio le proteine ​​dei virus SARS e MERS, utilizzandole per sviluppare vaccini sperimentali. I vaccini non sono mai stati immessi sul mercato perché la SARS è stata contenuta con successo con misure di salute pubblica prima che il vaccino fosse pronto. Gli studi preliminari sull’uomo per il vaccino per la MERS sono stati invece completati con successo l’anno scorso.

Lo sviluppo del vaccino per il nuovo coronavirus però ora potrebbe essere più veloce. Gli scienziati hanno usato il modello per il vaccino per la SARS e ci hanno immesso un codice genetico sufficiente a farlo funzionare con il nuovo virus. La sequenza modificata è stata preparata nel giro di qualche ora.

La sequenza è stata poi inviata a Moderna. L’azienda intende utilizzare le informazioni genetiche per creare l’RNA messaggero, che contiene istruzioni per i macchinari di produzione delle proteine ​​delle cellule. La tecnologia aiuterà a indurre alti livelli di anticorpi in grado di identificare la proteina picco (spike protein) e a combattere un’infezione.

Il passo successivo alla produzione dell’RNA messaggero saranno i test su topi infettati dal virus e le analisi del sangue delle cavie per verificare se il vaccino sperimentale funziona. Nel giro di 3 mesi, a tempi record, si dovrebbe già entrare nella fase 1 del trial, cioè i primi test di sicurezza sugli esseri umani.

Le tecniche usate per sviluppare il vaccino per il coronavirus

Altri team stanno usando metodi diversi per sviluppare un vaccino per il coronavirus. La Innovio, che sta già sviluppando un vaccino per la MERS, sta usando una tecnologia basata sul DNA. La Johnson & Johnson inocula i vaccini tramite gli adenovirus, che possono causare sintomi simili a quelli del raffreddore, ma che sono stati resi innocui. I ricercatori della University of Queensland stanno invece testando delle particelle che mimano la struttura di un virus.

Al momento non si sa quale degli approcci sarà quello giusto per combattere il nuovo coronavirus. Quel che è certo è che gli scienziati stanno usando tutto il loro “arsenale” per lottare contro il tempo e sviluppare al più presto un vaccino.

La Johnson & Johnson stima che ci vorranno dagli 8 ai 12 mesi prima che il loro vaccino sia pronto per i test sugli umani. Per allora l’epidemia sarà già stata contenuta. La stessa azienda non a caso ha stoppato i test sul vaccino per il virus Zika perché ormai il rischio di nuovi focolai è basso.

Perché è importante sviluppare un vaccino anche quando l’epidemia è sotto controllo

Le aziende farmaceutiche specificano che le donazioni dei filantropi e i fondi governativi sono fondamentali per lo sviluppo di vaccini per nuove epidemie in tempi brevi, trattandosi di un’attività di ricerca dispendiosa e rischiosa a livello commerciale.

Ciononostante è importante sviluppare dei vaccini contro i nuovi virus anche quando l’epidemia è stata contenuta, perché potrebbe sempre riaccendersi in futuro e bisogna essere preparati. In futuro, a causa del peggioramento dei cambiamenti climatici, e di altri fattori, come l’aumento dei viaggi globali e l’urbanizzazione crescente, i virus si diffonderanno più in fretta.

Gli scienziati pensano a creare un’infrastruttura per il controllo delle infezioni da coronavirus simile a quella creata per l’influenza, in modo da monitorare non solo i rischi per la salute pubblica, ma anche da limitare i danni all’economia e alla sicurezza globale provocati dalle epidemie.

Fonte: New York Times

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