Residenza o domicilio? Quali sono le differenze

di Onofrio Marco Mancini
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Residenza o domicilio

Quando si ha a che fare con una pubblica amministrazione, un servizio pubblico o privato che sia, o per tante altre ragioni, ci verrà richiesta la residenza o domicilio. All’apparenza ad una persona non esperta di diritto possono sembrare entrambe la stessa cosa: ovvero il luogo in cui si vive. O come è scritto sul Codice Civile, dove si stabilisce la propria “dimora”. Ma per la legge non è così, anzi, la distinzione è netta e molto importante. Essenzialmente la decisione tra questi due status dipende dal tempo in cui si vive in un dato luogo. Per semplificare il concetto possiamo dire che se si vive per un tempo limitato in un luogo è preferibile dichiararlo come domicilio; al contrario se vi si risiederà a lungo è preferibile (e in alcuni casi obbligatorio) metterci la residenza. Andiamo a vedere nel dettaglio la differenza.

Quando indicare il domicilio

Il domicilio è disciplinato dall’art. 43 del Codice Civile e, per definizione, indica il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. Per spiegarla in una maniera più semplice, possiamo fare l’esempio di una persona che per un certo periodo di tempo lascia la sua dimora abituale per un motivo personale. Per esempio un anziano che deve curarsi in una città diversa dalla propria; uno studente fuori sede; un insegnante a cui viene assegnata la cattedra per un anno in un’altra città, e così via. Come abbiamo potuto vedere, i motivi per i quali una persona può trasferirsi temporaneamente lontano da casa sono infinite.

Una volta stabilito il proprio domicilio, non c’è alcuna dichiarazione da fare né presso il Comune in cui ci si trasferisce né nei confronti di altri. Semplicemente nel momento in cui un ente (per esempio l’ospedale, l’università, ecc.) chiederà dove dimora, questa persona potrà indicare la nuova casa come domicilio. A questo indirizzo potrà così essere recapitata la posta, le bollette e altri eventuali tipi di corrispondenza.

Eccezioni e casi specifici

È possibile avere nella stessa città sia il domicilio che la residenza. In questi casi si parla di domicilio speciale in quanto, pur mantenendo la propria residenza nella casa in cui si dimora, si può indicare un domicilio differente per altri motivi. Caso tipico è quello economico di un professionista che mette il domicilio fiscale presso il suo studio. Oppure il domicilio speciale a cui inviare determinati documenti (basti pensare ad una persona che è in causa e decide di indicare il domicilio temporaneamente presso il suo avvocato, in modo che ogni comunicazione arrivi a lui).

In caso di matrimonio, i coniugi possono avere due domicili differenti, pur mantenendo la stessa residenza (e viceversa). Il domicilio speciale solitamente ha durata limitata nel tempo (nel nostro esempio la durata del processo) e una volta concluso l’evento che l’ha generato, si perde automaticamente.

Quando mettere la residenza

È sempre l’articolo 43 del Codice Civile a stabilire cosa sia la residenza. L’articolo la considera come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale. Anche in questo caso, cerchiamo di specificare meglio nel dettaglio la legge. Per “abituale” si intende “a lungo termine”, ovvero per tanto tempo. La legge infatti prevede che se si è stabilito il domicilio per più di un anno, si è obbligati a richiedere la residenza. Dunque, tornando ai nostri esempi precedenti, se le cure per l’anziano durano oltre i 12 mesi; se lo studente fuori sede decide di fare tutti gli anni di università nella stessa casa; se il docente passa da precario a ruolo, in tutti questi casi saranno obbligati a richiedere la residenza.

Come si richiede la residenza?

Per richiedere la residenza basta recarsi presso il Comune nel quale si trova l’abitazione portando con sé:

  • Carta d’identità
  • Codice fiscale
  • Patente
  • Contratto d’affitto (anche in caso di comodato d’uso) o contratto di compravendita dell’abitazione. Il contratto dev’essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate
  • Per i cittadini stranieri anche permesso di soggiorno e passaporto

L’ufficio anagrafe rilascerà alcuni moduli da compilare. Dopo aver consegnato i moduli compilati e firmati, accompagnati dalle copie dei documenti sopra elencati, si avvierà l’iter del cambio di residenza. Il cittadino non dovrà fare nient’altro, se non farsi trovare dal vigile quando andrà a fare l’accertamento dell’effettiva residenza presso la sua abitazione, entro 45 giorni dalla richiesta. La cancellazione dal precedente Comune verrà fatta automaticamente attraverso comunicazione tra gli uffici della P.A.

Perché stabilire la residenza?

Stabilendo la residenza in un Comune si viene automaticamente cancellati da quello vecchio. Per questo molte persone potrebbero chiedersi: “Perché farlo?” Le risposte sono molteplici. Anzitutto, come descritto in precedenza, dopo l’anno di domicilio, la residenza diventa obbligatoria. Inoltre senza la residenza non si può godere di una serie di diritti e servizi come per esempio il medico di famiglia, il rinnovo della carta d’identità, l’adesione a bonus e agevolazioni comunali, il diritto di voto e tanto altro ancora.

Domicilio e residenza possono essere stabiliti al medesimo indirizzo. Se non si specifica un domicilio, si sottintende che sia lo stesso della residenza. Allo stesso modo, cambiando la residenza cambia automaticamente anche il domicilio, salvo indicazioni diverse.

Foto: Pixabay

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