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Ghost Recon: Breakpoint, recensione

Ghost Recon: Breakpoint

Tra le serie videoludiche che si stanno trasformando in “classici”, possiamo ormai annoverare anche Ghost Recon. La serie è più che longeva (con quest’uscita conta 12 titoli); e adesso prova a farsi largo tra i titoli top nel mondo degli sparatutto. Dopo anni in cui il titolo era considerato un po’ “secondario”, noto più che altro per la sua componente online che per il gioco in sé, con Breakpoint Ubisoft ha tentato di dare una svolta definitiva al suo pattern usuale. Riuscirà Ghost Recon: Breakpoint a competere con i rivali di maggior peso come Call of Duty o Battlefield?

Un’isola caraibica: poche palme e tante pallottole

L’inizio, va detto, non è dei più esaltanti. Siamo su un elicottero che precipita, attaccato da folli forze oscure. No, non è l’inizio di Far Cry 5. Ci risvegliamo nei panni di Nomad (esteticamente editabile), un supersoldato delle forze speciali che deve anzitutto cercare di capire cosa sia successo. Precipitato nel nulla di una natura quasi incontaminata, si ritroverà a dover fronteggiare una situazione più grande di lui. Un ricco imprenditore diventa un “burattino” nelle mani di un folle autoproclamatosi dittatore dell’isoletta. Dunque ricapitolando: isola in stile caraibico, gli unici insediamenti umani sono fortezze ipertecnologiche zeppe di uomini armati, guidati da un dittatore che ha deciso di spadroneggiare sull’isola e sui suoi abitanti, contrastato da un gruppo sparuto di ribelli. Vi ricorda qualcosa? Probabilmente se avete giocato a Just Cause 4, avete capito a cosa mi riferisco.

Se dal punto di vista della trama Ghost Recon: Breakpoint è un film già visto, per fortuna non lo è tenendo conto della sola saga di Tom Clancy. Da quel punto di vista infatti sono stati fatti importanti progressi sia nella qualità video che nella giocabilità. Da Wildlands infatti, uscito due anni fa, sono stati fatti passi da gigante.

Una saga in continua evoluzione

Ghost Recon: Wildlands era un discreto sparatutto con ben poca libertà di movimento. Il gameplay era piuttosto lineare ed era basato semplicemente sulle nostre abilità negli scontri a fuoco. Ghost Recon: Breakpoint invece fa un grosso passo in avanti, avvicinando (e in alcuni casi superando) la saga ai suoi predecessori che abbiamo nominato poco sopra. In Breakpoint infatti abbiamo una libertà di movimento mai vista in un titolo della saga. Il mondo di gioco è molto vasto, e possiamo decidere se muoverci direttamente verso gli obiettivi della missione principale, oppure se affrontare le numerose missioni secondarie.

Inizialmente l’ampiezza dell’open world può risultare molto frustrante dato che dal punto A al punto B c’è tantissima strada da percorrere, spesso a piedi, e rischia di essere piuttosto noioso. Proseguendo col gioco però si possono sbloccare i bivacchi, che non sono altro che checkpoint che ci permettono di muoverci molto più rapidamente per tutta la mappa. Dopo 2-3 ore di gioco diventerà molto più agevole il movimento sulla mappa.

Tecnicamente un gran salto in avanti

Come già anticipato in precedenza, il passaggio dalle mappe lineari all’open world è da considerarsi storico per la serie. Se per Ghost Recon è una gran novità, non si può dire altrettanto allargando lo sguardo al resto del mondo videoludico. Questo genere di sparatutto open world è presente da anni in numerosi titoli, quindi se cercate qualche novità da questo titolo, siete sulla strada sbagliata.

Ciò non significa che non sia stato fatto un gran lavoro. Le texture sono le migliori mai viste nella saga, con molti dettagli curati. Per esempio basta stendersi sulla neve, magari per non farsi adocchiare dai nemici, per rialzarsi tutti bianchi con la neve sul corpo e su parte del volto. Lo stesso dicasi quando ci si stende sul terreno. L’unica novità reale la si trova nella mimetizzazione con il terreno che ci permette di riempirci di terra (o di neve) per non farci localizzare dai droni o dagli elicotteri nemici. Anche la modalità di esplorazione libera, senza indicazioni sulla mappa dei punti da raggiungere, è qualcosa di già visto (ricordate Assassin’s Creed Odyssey?).

Molto varia la gamma di armi o di modi per uccidere i nemici, adatto per tutti gli stili di gioco. Dal punto di vista del sonoro si può invece ancora migliorare. A volte il ritorno audio dei passi o delle voci dei nemici è talmente vicino che sembra siano al nostro fianco, quando invece sono distanti anche dieci metri, o sono su un altro piano. Ottimo invece il doppiaggio in italiano, un dettaglio che ci porta sempre a dare qualche punto in più nella valuazione finale.

Online

Il “fulcro” principale di Ghost Recon: Breakpoint, così come il resto della saga, rimane comunque sempre l’online. È molto interessante la possibilità di interagire con altri utenti umani nelle missioni del gioco stesso. È possibile partecipare a partite organizzate da altri o invitare amici o sconosciuti, reclutare soldati presso determinati punti della mappa, senza “staccarsi” dalla trama, ma continuando a vivere l’avventura. Qui sorgono però i problemi. Il primo è che non è facile trovare utenti che ci diano una mano. Si possono contattare utenti per affiancarci in una determinata missione, ma se magari loro a quella missione non sono ancora arrivati, potrebbero rifiutare. È vero anche il contrario: può capitare di essere invitati ad aiutare un utente in una missione molto più avanti rispetto a quella a cui siamo arrivati. Insomma, il rischio spoiler è dietro l’angolo.

La modalità cooperativa è solo online, quindi scordatevi il vostro amico di fianco a voi con il secondo joypad. Potrete giocare con lui solo ognuno a casa sua. Con gli altri utenti è possibile affrontare, oltre alle missioni principali, anche semplici missioni di looting (missioni senza trama per racimolare equipaggiamento avanzato), missioni di fazione o di esplorazione. Infine meritano una citazione le modalità multiplayer competitive Eliminazione e Sabotaggio. Sono partite in PVP organizzate con il metodo del deathmatch a squadre. I “premi” di queste partite sono punti abilità che possono poi essere usati per far crescere il proprio personaggio. Se non volete attendere troppo potete far crescere il personaggio grazie alle microtransazioni (il livello aumenta con l’aumentare del livello dell’equipaggiamento), ma questa funzione è stata saggiamente lasciata in disparte, senza rimarcarla troppo.

Conclusioni su Ghost Recon: Breakpoint

Nel complesso possiamo dire che se Ghost Recon: Breakpoint fosse uscito 5 anni fa lo avremmo ritenuto un gran gioco. I gamers di bocca buona, quelli che hanno provato un bel po’ di titoli, rischiano invece di avere una sensazione di deja-vu. Come abbiamo descritto in precedenza, sia la trama che il gameplay sono già visti. Questo elemento rischia un po’ di inficiare l’ottimo lavoro tecnico compiuto su questo titolo. Ubisoft ha dato una svolta pressoché epocale alla saga, siamo sicuri che è sulla buona strada per far entrare Ghost Recon nel gotha videoludico mondiale. Deve solo fare ancora quel passo in più per cercare di arrivare prima degli altri, o almeno per stare al passo coi tempi. Ottimo titolo comunque per chi adora gli sparatutto in terza persona, sia in single player che in multiplayer, non lascerà il segno nei vostri ricordi ma vi permetterà di trascorrere molte ore di divertimento.

Ghost Recon: Breakpoint - recensione

Trama - 7
Grafica - 8
Sonoro - 7.5
Gameplay - 8
Rigiocabilità - 5
Longevità - 8.5
Novità - 4

6.9

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