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Epatite da curcuma: cause, sintomi e integratori a rischio

epatite curcuma

Nella prima metà del 2019 in Italia si sono verificati diversi casi di epatite da curcuma. L’insorgenza di epatite colestatica acuta è stata associata all’assunzione in alte dosi e per periodi prolungati di integratori contenenti preparati ed estratti di Curcuma longa.

Inizialmente le autorità sanitarie italiane hanno pensato alla presenza di contaminanti negli integratori. Dopo le dovute analisi il Ministero della Salute ha però escluso la presenza di micotossine.

A provocare l’epatite colestatica acuta, una malattia fortunatamente non infettiva e non contagiosa, è stata infatti la stessa curcumina, nome con cui si indica l’estratto di curcuma, indicato con il codice E100 quando viene usato come additivo alimentare.

Se assunta in quantità eccessive questa spezia presenta problemi di tossicità per il fegato noti da anni. Non sono stati invece segnalati rischi per la piperina, presente in alcuni di questi integratori.

I casi registrati in diversi Paesi riguardano perlopiù soggetti già predisposti a problemi al fegato, che soffrono di disturbi epatico-biliari, o pazienti che stanno contemporaneamente assumendo dei farmaci.

Una nota del Ministero della Salute ha chiarito che i prodotti finiti sotto accusa per aver provocato almeno 13 casi accertati di epatite da curcuma, oltre alla curcumina, contenevano anche degli ingredienti volti ad aumentarne l’assorbimento da parte dell’organismo.

Questi integratori vengono usati per le proprietà antinfiammatorie contro l’osteoartrite e l’artrite reumatoide che gli sono state attribuite da alcuni studi e per il potenziale effetto protettivo contro l’ictus. Ma anche per scopi che non hanno nessuna evidenza scientifica, primo su tutti per dimagrire. Un chiaro esempio di come il marketing ingannevole sugli integratori possa danneggiare, anche seriamente, i consumatori.

La lista degli integratori che possono causare epatite da curcuma

La lista degli integratori di curcuma oggetto dei provvedimenti cautelativi del Ministero della Salute comprende:

  • Versalis – Geofarma s.r.l., prodotto da Labomar;
  • Rubigen curcuma e piperina, lotto 250119, di Naturfarma;
  • Curcumin+piperin – Vegavero, prodotto da Vanatari International GMBH;
  • Tendisulfur Forte bustine – Laborest Italia prodotto da Nutrilinea;
  • Cartijoint Forte – Fidia Farmaceutici prodotto da Sigmar Italia;
  • Curcuma liposomiale più pepe nero – lotto 1810224, scadenza 10/21, prodotto da LABORATORIES NUTRIMEA;
  • Tumercur – Sanandrea;
  • Curcuma 95% Maximum – lotto 18L264, scadenza 10/2021, prodotto da EKAPPA LABORATORI per conto di Naturando;
  • Curcuma complex – B.A.I. aromatici per conto di Vitamin shop;
  • MOVART – Scharper SpA, Farmaceutici Procemsa spa Nichelino;
  • Curcuma Meriva 95% 520mg Piperina 5 mg – Farmacia dr. Ragazzi, Malcontenta;
  • Curcuma “Buoni di natura” – Terra e Sole;
  • Curcumina Plus 95% – lotto 18L823 – NI.VA prodotto da Frama; Curcumina 95% Kline – lotto 18M861 – NI.VA prodotto da Frama;
  • Curcumina Plus 95% piperina [email protected] – lotto 2077-LOT 19B914 – NI.VA prodotto da Frama;
  • Curcumina Plus 95% piperina [email protected] – 18c590 – NI.VA prodotto da Frama. 

Questi prodotti sono stati richiamati per precauzione. Il Ministero sconsiglia l’assunzione di integratori appartenenti a questi lotti.

La raccomandazione è rivolta anche a chi ha acquistato o intende acquistare integratori online.

Nuovi obblighi per le etichette degli integratori di curcuma

I casi di epatite da curcuma provocati da questi integratori hanno fatto scattare l’obbligo di inserire sull’etichetta un’avvertenza. Il messaggio dovrà sconsigliarne l’uso a chi soffre di un’alterazione della funzione epatico-biliare o di calcolosi delle vie biliari.

Per chi assume farmaci di qualsiasi tipo resta valido il principio di precauzione generico sulla concomitante assunzione di integratori.

Occorre sempre leggere le avvertenze e consultarsi prima con il proprio medico curante o con il farmacista di fiducia, riferendo della terapia farmacologica in corso.

La raccomandazione è ancora più valida quando si tratta di pazienti anziani, che assumono diversi farmaci, e sono più vulnerabili ai problemi al fegato.

La radice di curcuma e la curcuma in polvere sono invece sicure per il fegato

Le autorità sanitarie italiane rassicurano invece sull’uso della curcuma come spezia aggiunta ai piatti, sia in polvere che in radice. Nelle dosi minime usate in cucina, e senza l’associazione ad ingredienti che ne potenzino l’assorbimento, come avviene negli integratori di curcuma finiti nel mirino del Ministero della Salute, la spezia non comporta infatti rischi per la salute.

Cos’è l’epatite colestatica

L’epatite colestatica è un’infiammazione del fegato che porta all’accumulo di grasso (steatosi epatica) e alla morte cellulare. Questi danni riducono la capacità del fegato di disintossicare l’organismo dai farmaci e da altre tossine. Inoltre compromettono il ruolo chiave del fegato nel metabolismo delle sostanze nutrienti.

Sintomi dell’epatite da curcuma

I sintomi iniziali dell’epatite da curcuma solitamente includono affaticamento e nausea. Successivamente possono comparire prurito, urine scure e ittero, una colorazione gialla della pelle, degli occhi e dei liquidi corporei.

Possono inoltre verificarsi reazioni immunoallergiche come rash (eruzioni cutanee), febbre ed eosinofilia, una concentrazione di eosinofili nel sangue superiore a 500/microL.

I sintomi dell’epatite colestatica acuta da integratori e farmaci solitamente si manifestano nel giro di 2-12 settimane, ma possono anche presentarsi dopo un anno dall’inizio della terapia.

Diagnosi dell’epatite colestatica da curcumina

Dalle analisi degli enzimi epatici emerge un quadro colestatico con prominenza di fosfatasi alcalina (Alk P) ed aumenti della bilirubina (superiore a 2.5 mg/dL).

Si registrano valori di GGT (Gamma Glutamil Transferasi) fino a tre volte più elevati del normale.

L’enzima ALT (Alanina amino transferasi) può essere 10 volte più alto della norma (400 U/L).

La dose giornaliera sicura di curcumina

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare mai la dose giornaliera di curcumina considerata sicura, compresa tra 0 e 3 milligrammi per chilo di peso corporeo, e di non assumerla per più di un mese per evitare danni al fegato.

I casi negli Stati Uniti

Anche negli Stati Uniti gli integratori di curcuma sono finiti nel mirino delle autorità sanitarie per aver causato problemi al fegato.

Una donna di 71 anni dell’Arizona che assumeva già altri 20 tra farmaci e integratori, dopo aver iniziato ad assumere integratori di curcumina, ha notato valori sballati degli enzimi del fegato nelle analisi del sangue, un chiaro sintomo di problemi al fegato.

Il medico le ha diagnosticato un’epatite autoimmune indotta dai farmaci. Dopo aver smesso di assumere gli integratori i valori epatici della donna sono tornati rapidamente nella norma.

Uno studio ha scoperto che gli integratori alla curcuma causavano problemi nel 5% dei casi, per la maggior parte anziani o persone che abusavano di alcolici.

I National Institutes of Health americano spiegano che non è ancora chiaro come gli integratori di curcuma provochino danni al fegato. L’ipotesi degli scienziati è che la degradazione dei farmaci porti alla formazione di molecole che scatenano una reazione del sistema immunitario.

Tra i farmaci che possono causare epatite colestatica rientrano:

  • rifampicina;
  • penicilline;
  • amoxicillina/clavulanato;
  • cefalosporine;
  • sulfoniluree;
  • metimazolo.

Consulta anche la lista degli integratori che possono interferire con la pillola anticoncezionale.

Fonti: Starbene 27 agosto 2019; Ministero della Salute; Livescience.com; Livertox.nih.gov; FASEB

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