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Passaporto biologico contro il doping, la proposta arriva dal mondo del tennis

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pallina da tennis

Nonostante non sia uno di quegli sport falcidiati dal doping, è il tennis a fare il primo passo verso l’utilizzo di strumenti biotecnologici moderni proprio per combattere questa piaga. La proposta arriva da Brad Drewett, presidente dell’Atp, il quale oggi ha presentato il passaporto biologico. Si tratta di una sorta di registro che tiene conto di tutti i controlli antidoping effettuati negli anni dagli atleti, basati su quelli effettuati già oggi su sangue e urine.

Analizzando i valori con il passare del tempo, alcuni medici specializzati sono in grado di valutare dei cambiamenti che possono suggerire qualche tipo di intervento esterno. Insomma, si tratta di un controllo incrociato per rilevare quelle sostanze dopanti che non vengono ancora scoperte con le tecniche attuali. Itf, Atp, Wta ed i rappresentanti dei tornei dello Slam si sono riuniti martedì scorso per trovare una soluzione a questo problema, e si sono detti tutti d’accordo sull’impiego della tecnica.

La delibera è avvenuta senza ostacoli e così il passaporto biologico verrà messo subito in pratica. Rispetto ai controlli precedenti cambierà poco. La differenza per i tennisti sarà soltanto l’obbligo di sottoporsi a maggiori controlli durante l’anno, anche al di fuori delle competizioni, mentre per le federazioni aumentano soltanto i costi. La copertura per ora sarà garantita dalla federazione internazionale, ma la proposta di uno dei top player di questi ultimi anni, Andy Murray, potrebbe rendere il processo ancora più rapido ed economico: tassare i premi ai tennisti per finanziare i controlli. Il grosso del lavoro sarà invece praticato in laboratorio dove si confronteranno i dati e si cercherà di capire chi ha barato.

È sorprendente come uno sport considerato pulito come il tennis, in cui raramente si scoprono atleti dopati, si impegni tanto nella lotta a questa pratica scorretta, mentre invece altri come il ciclismo continuano a far finta di nulla. Magari non sarà lo strumento che risolve l’intera questione doping, ma saremmo curiosi di scoprire cosa accadrebbe se il passaporto biologico fosse obbligatorio tra i corridori.

[Fonte: Gazzetta dello Sport]

Foto | Thinkstock

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