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Mangiare insetti nella dieta occidentale presto non sarà più tabù

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mangiare insetti

Mangiare insetti non è comune nelle diete occidentali ma in diverse parti del mondo cavallette e scarafaggi fanno parte del menu di tutti i giorni. Un recente articolo apparso sul The Guardian ipotizza che presto mangiare insetti non sarà più un tabù anche nei Paesi occidentali. A Londra nel mese di aprile si svolgerà un festival dedicato ai piatti a base di insetti, volto a sensibilizzare sui benefici ambientali degli insetti nella dieta a sostituzione della carne bovina, suina, equina e del pollame.

A cucinare le pietanze ci sarà lo staff del ristorante danese Noma, uno dei migliori ristoranti del mondo. Lo chef René Redzepi è specializzato nel cucinare formiche che hanno un gusto simile alla scorza di limone tostata, a produrre purea di cavallette e larve di falena che ricordano il sapore di una salsa a base di pesce. Dalle larve delle api produce invece la maionese, impegandole al posto delle uova.

Anche la FAO si sta interessando da tempo a promuovere l’introduzione degli insetti nella dieta, finanziando allevamenti nel Sud-Est asiatico e in Africa, dove si stima che due miliardi di persone consumino già regolarmente insetti e larve di bruco. Lo scorso anno la FAO ha pubblicato un elenco di 1909 specie di insetti commestibili. Quest’anno è anche in programma una conferenza internazionale per promuovere quella che l’ONU definisce una fonte alimentare preziosa.

Gli insetti sono ampiamente disponibili e secondo gli esperti non corrono il rischio di estinzione, anche se c’è da sottolineare quanto questo tipo di dieta non sia affatto cruelty-free e possa comunque creare problemi se adottata su larga scala. Sicuramente ci sono dei benefici ambientali che derivano dalla riduzione di sostanze tossiche che entrano oggi nella catena alimentare dalla carne degli allevamenti intensivi e dalla limitazione delle emissioni di gas serra prodotte dagli allevamenti di bestiame. Le stime parlano di una riduzione delle emissioni del 95% rispetto a quelle generate dagli allevamenti.

Fonte: The Guardian
Foto: © Thinkstock

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