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In cosa consiste la Brexit: cosa cambia per lavoratori, turisti e studenti

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A partire dal 29 marzo 2019 entra ufficialmente in vigore la Brexit. In altre parole il Regno Unito esce ufficialmente dall’Unione Europea. Si è fatto molto parlare di questo evento, si sa che l’economia britannica ne risentirà parecchio (e già ne sta risentendo). Ma la domanda che molti si staranno ponendo in questo momento è: in cosa consiste la Brexit? Uscire dall’Ue cosa significa? E soprattutto per il cittadino medio italiano, il turista, lo studente o il lavoratore potenzialmente migrante, cosa cambia? Andiamo a rispondere a tutte queste domande.

Cosa cambia con la Brexit per i lavoratori

Per comprendere bene i cambiamenti dovuti alla Brexit, bisogna partire dalla situazione attuale. Al momento in UK è possibile entrare, da cittadino italiano, senza alcun permesso, dunque senza giustificare il motivo della visita. L’ingresso avviene liberamente e senza limiti di tempo, e così un potenziale lavoratore può anche andare in una città inglese senza lavoro e trovarlo lì.

Con l’uscita dall’Ue non sarà più così. L’ingresso per motivi lavorativi nel Regno Unito sarà fortemente limitato. Secondo le stime del Governo May si parla di oltre un dimezzamento di ingressi a scopo lavorativo, per un tetto di circa 100 mila entrate l’anno. Non si potrà più entrare in Gran Bretagna per trovare un lavoro, ma bisognerà già avere un lavoro o un invito per un lavoro, in maniera molto simile a quanto accade negli Stati Uniti. La differenza sostanziale con gli USA sta nella possibilità di entrare in cerca di lavoro, ma solo con delle competenze comprovate, alte qualifiche come per esempio una laurea in architettura, ingegneria, medicina, insomma profili altamente qualificati. Sono vietati gli ingressi per la cosiddetta “bassa manovalanza” o per lavori che potrebbero essere fatti da cittadini britannici. Nel caso di lavoratori che entrano sull’isola senza un contratto valido, bisognerà anche attestare la presenza di una certa soglia di reddito. Inoltre va sottolineato che non ci sarà una sorta di “corsia preferenziale” per i cittadini europei. Un italiano o un francese dovranno sottostare alle stesse regole di cinesi, africani o di lavoratori di qualsiasi altra provenienza. Infine per lavorare bisognerà chiedere sia il permesso di soggiorno che il permesso di lavoro.

Per chi invece, alla data del 29 marzo 2019 si trovasse già in Gran Bretagna per lavoro, sarà richiesta l’iscrizione obbligatoria all’AIRE, ovvero l’anagrafe degli italiani residenti all’estero. Da questo documento risulterebbe la residenza del lavoratore, il lavoro svolto e altre informazioni di questo ambito. Chi dovesse risultare in regola potrebbe rimanere al suo posto senza problemi. Diverso invece il discorso di chi non dovesse risultare in regola perché rischierebbe persino l’espulsione. Al momento risulta che circa il 50% degli italiani che risiedono nella sola Inghilterra non sia iscritto all’AIRE.

Cosa cambia con la Brexit per gli studenti

Riguardo l’ingresso degli studenti nel Regno Unito dopo la Brexit, la situazione sarà molto più soft rispetto ai lavoratori. L’unica indicazione che dà al momento il Governo May è che si vogliano mantenere le regole attuali, almeno per il primo anno post-separazione dall’Ue. Cio significa una libertà quasi totale di entrata per chi vuole seguire corsi di ogni tipo in Gran Bretagna, ovviamente previa iscrizione. Alcuni benefici di cui i cittadini europei godevano fino ad oggi, perché equiparati ai cittadini britannici, rimarranno. Tra questi annoveriamo l’esenzione dal pagamento di alcune tasse universitarie (circa 36 mila sterline all’anno); su altri invece, come la possibilità di accedere a finanziamenti agevolati per studenti, la situazione resta ancora nebulosa.

La retta massima pagabile per l’iscrizione ad un ateneo britannico per gli europei sarà la stessa che per i cittadini di sua Maestà la Regina, cioè 9250 sterline l’anno. Una revisione di queste “agevolazioni” è prevista per l’anno 2023. Per potersi iscrivere ad uno di questi istituti, in quanto cittadini stranieri, resta obbligatoria la certificazione IELTS.

Il turismo in Gran Bretagna dopo la Brexit

Almeno per quanto riguarda il turismo pare che non ci sia l’intenzione di porre alcun tipo di stretta. A parte i classici documenti (carta d’identità e/o passaporto), non serviranno altri documenti per entrare nel Regno Unito se si è cittadini europei. Nessun visto turistico, anche se la presenza nel Paese sarà comunque monitorata per evitare che, entrando con finalità turistiche, si resti per lavorare. Prima di iniziare a lavorare infatti verrà verificato il modo in cui si è entrati nel Paese.

Se, durante la vacanza, dovesse capitare qualche imprevisto che obbliga a cure mediche, è possibile farsi visitare da qualsiasi ospedale pubblico mostrando la normale tessera sanitaria italiana. Ogni Paese prenderà accordi differenti sugli eventuali rimborsi delle spese sanitarie, ma almeno per i primi tempi la sanità pubblica resterà gratuita anche per i cittadini europei. È probabile che questa norma possa essere cambiata nel 2021.

Trasferirsi in Gran Bretagna dopo la Brexit

Le regole per trasferirsi nel Regno Unito dopo la Brexit non cambieranno molto rispetto ad ora. Ad oggi infatti dopo 5 anni di residenza continua nel Paese si può chiedere il “settled status” che è di fatto un permesso di soggiorno permanente. Chi è entrato in Gran Bretagna prima del 29 marzo 2019 ma non ha raggiunto i 5 anni, potrà chiedere ugualmente il settled status facendo domanda per restare nel Paese in modo da raggiungere la soglia. Resta anche la possibilità del ricongiungimento familiare. Per restare a vivere in Gran Bretagna, un cittadino non britannico sarà tenuto a richiedere il BRP (Biometric Residence Permit), di fatto il permesso di residenza.

Commerciare con aziende britanniche dopo la Brexit

Questo è senza dubbio il capitolo più spinoso, il punto che rischia di far saltare l’intero accordo sulla Brexit. Il Governo infatti è ancora indeciso se inserire o no dazi doganali con l’Europa. I sostenitori della Brexit li vorrebbero, esattamente come sono presenti attualmente con Stati Uniti, Cina e altri Paesi extra-europei. Poi ci potrebbe essere la possibilità di prendere accordi differenti con ogni Stato Ue. Chi invece preferirebbe un approccio più soft, vorrebbe evitare tariffe doganali, così come vorrebbe evitarle anche l’Ue. Se alla data del 29 marzo 2019 non saranno state prese decisioni definitive, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) potrebbe stabilire che debbano decadere tutti i tipi di dazi. Questo punto è comunque ancora allo studio dei tecnici e l’impressione è che si stabilirà solo all’ultimo momento.

I dati riportati nell’articolo tengono conto del periodo che intercorrerà tra il 29 marzo 2019 e il 31 dicembre 2020. Dopo questo periodo di transizione molte leggi cambieranno, le regole dovrebbero irrigidirsi ulteriormente e molti privilegi previsti ad oggi per i cittadini europei dovrebbero sparire. Quanto dure saranno le nuove regole dipenderà da come procederà l’economia britannica durante la fase di transizione.

L’articolo è in costante aggiornamento.

Foto: Pixabay

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