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Just Cause 4: recensione dall’isola di Solis

Il viaggio dal Mediterraneo al Sudamerica non è di certo breve. Chissà se il nostro amico Rico Rodriguez lo avrà compiuto tutto in tuta alare! Eccoci a raccontare una nuova avventura della serie Just Cause. La nuova uscita tenta di apportare qualche novità per dare una svecchiata ad una serie molto conservativa. Ma il tentativo, per quanto apprezzabile, non è ancora riuscito a far respirare quell’aria di novità di cui i fans avevano bisogno. Il titolo resta però divertente, specialmente per quegli utenti che amano distruggere tutto il distruttibile! Andiamo ad analizzare il nuovo sforzo di Avanche Studios in Just Cause 4.

Benvenuti a Solis

Com’è tradizione, anche in Just Cause 4 l’ambientazione è inventata. Il nuovo terreno di gioco si chiama Solis ed è un’enorme isola situata nell’America Centro-Meridionale. Anche se il nome è inventato, è evidente l’ispirazione tipica del paesaggio brasiliano (almeno in gran parte). I nomi di origine spagnola aiutano poi la fantasia dell’utente a collocare la nuova avventura di Rico.

Dicevamo che non avevamo avuto in questo capitolo quella sensazione di novità tanto richiesta, anche dai tempi che cambiano, perché sin dai primi istanti di gioco avremo a che fare con gli elementi tipici di Just Cause. Elementi che ne delineano precisamente l’identità, è vero, e che forse non sono così negativi. Non per tutti almeno. Abbiamo a che fare con il solito dittatore che tiene sotto scacco un’intera popolazione, atterrita dalla violenza che la sua organizzazione, la Mano Nera, applica contro i dissidenti. La trama, ancora come tradizione, ricalca a grandi linee quanto già visto, senza coinvolgere più di tanto l’utente. L’avventura, seppur slegata dalla trama di Just Cause 3, sembra però ripartire da dove avevamo lasciato l’ultima volta il nostro eroe, con tanto di armamenti ipertecnologici come la tuta alare e l’immancabile rampino. Possiamo immaginare un certo senso di smarrimento negli utenti non molto avvezzi con la serie in quanto si viene subito catapultati nell’azione più caotica che ci sia, nella quale bisogna prendere confidenza in fretta con tutti gli strumenti.

Non c’è un vero e proprio tutorial ad inizio gioco, ma suggerimenti che permettono di imparare in fretta le combinazioni dei tasti. Va detto che non è complicatissimo associare i tasti all’azione, tanto che si prende confidenza in fretta, però bisogna avere alle spalle qualche esperienza con gli sparatutto in terza persona. In caso contrario crediamo che i “neofiti” del genere faticheranno un po’ ad entrare nei concetti del gameplay.

Comparto tecnico ad alti livelli, ma poteva essere sfruttato meglio

Gli sviluppatori di Just Cause 4 avevano per le mani un’ottima macchina, e in molti casi ne hanno approfittato. Ma a nostro avviso è mancato quel salto di qualità che avrebbe fatto passare il gioco da buono a eccellente. Graficamente Avalanche paga un po’ la necessità di mantenere la fluidità del gameplay. Per questo la risoluzione e le textures non sono le migliori mai viste su questa generazione. Parliamo sempre di una buona grafica, ma più o meno siamo ai livelli di 2-3 anni fa. Il salto non è stato possibile probabilmente per non sacrificare la fluidità del gioco. Anche perché se l’azione fosse andata a scatti sarebbe stato molto peggio!

E invece le azioni, anche quelle con più elementi e maggiore dinamismo, fluiscono che è un piacere. Dopo tante ore di gioco su una PS4 standard non è capitato un rallentamento, un bug, persino il caricamento è rapidissimo. E considerando che la mappa è molto ampia, si tratta di un gran merito. Tanti titoli tripla A degli ultimi anni hanno pagato la vastità del mondo di gioco in termini di interminabili minuti di caricamento. Un plauso anche al comparto sonoro, con un ottimo doppiaggio in italiano (anche degli NPC) e con effetti ambientali pressoché perfetti.

L’unico neo di un comparto tecnico di altissimo livello è, come dicevamo ad inizio paragrafo, l’incapacità degli sviluppatori di sfruttare al meglio questa bella macchina di cui disponevano. La mappa è molto grande, è vero, ma molto spesso “vuota”, fatta cioè di interminabili aree verdi, colline e strapiombi, chiaramente progettati per agevolare il volo con la tuta alare, ma sin troppo ripetitivi. Come sono ripetitive anche le mappe in cui si sviluppa l’azione. A parte qualche eccezione sulle missioni secondarie, per il resto lo sviluppo del gameplay resta più o meno sempre uguale a se stesso. Ma di questo parleremo in modo più esteso nel prossimo paragrafo.

Il gameplay di Just Cause 4? Un Just Cause 3 con qualche aggiornamento

Il gameplay di Just Cause 4 ricalca ciò che gli appassionati di vecchia data già conoscono come le loro tasche. Per la maggior parte dei casi ci si ritroverà coinvolti in sparatorie in cui i riflessi e la sapiente abilità nell’usare gli strumenti a nostra disposizione prevalgono sulla tattica. Non c’è quasi mai il tempo di studiare una strategia d’assalto, non appena si entra in zona nemica scattano gli allarmi e si viene presi d’assalto da centinaia di soldati nemici. Soldati non molto intelligenti, i quali si espongono in modo troppo semplicistico al nostro mirino, e che a volte sembrano proprio costituirsi. Esplosioni, salti con rampino e hackeraggio fanno il resto. Anche se di missioni ce ne sono tante, quelle che differiscono dalle altre sono davvero poche.

A tentare di dare una ventata di aria fresca è il nuovo rampino migliorato. Man mano che si procede con il gioco, specialmente grazie alle missioni secondarie, si acquisiscono nuove abilità che consentono al rampino per esempio di sollevare imporanti ostacoli con palloni aerostatici; oppure dare un booster ad alcuni mezzi, o spostare congegni enormi. Anche se alcuni di questi nuovi strumenti possono tornare utili in battaglia, però, sarà difficile abbandonare il caro vecchio mitra. Come già accennato, c’è ben poco tempo per studiare il campo di battaglia e trovare una strategia creativa. Usare un rampino per scaricare addosso ai nemici tonnellate di acciaio diventa difficile quando si è sotto tiro e l’unica cosa possibile da fare è nascondersi e prendere la mira.

Tra le novità reali di quest’uscita possiamo indicare una specie di “Risiko” introdotto in questa edizione. Ad inizio gioco deteniamo solo il controllo di una piccola regione della vasta isola di Solis, ma man mano, con il procedere delle missioni, aumenteranno i membri della resistenza che, come i carri armatini del famoso gioco da tavolo, ci consentiranno di conquistare nuove regioni. Fino all’annientamento definitivo della Mano Nera. Anche se, ai fini della trama, non si tratta di una grande introduzione, questa strategia invoglia l’utente a continuare il gioco per tentare di conquistare l’intera mappa. Da non sottovalutare anche gli eventi atmosferici, con le tempeste e altre calamità che potranno incidere sul gameplay.

Conclusioni

In fin dei conti si può comunque essere contenti di Just Cause 4. Specialmente in un periodo in cui grandi titoli scarseggiano, di certo si può considerare questo gioco nella top 10 degli ultimi 6 mesi. Just Cause 4 è dopotutto…un Just Cause. Parliamo di un titolo molto action, non adatto ad ogni tipo di pubblico ma solo per le “dita veloci” appassionate del genere. Tutto ciò che abbiamo visto nelle passate edizioni lo ritroviamo qui, marchio di fabbrica che, siamo certi, i fan di vecchia data apprezzeranno. Manca forse il salto di qualità, ma dopottutto non ce lo aspettavamo più di tanto. Come si dice, formula che vince non si cambia, la serie Just Cause non ha mai ambito al titolo di videogioco dell’anno, e anche stavolta non farà eccezione. Chi conosce la serie non resterà deluso.

Just Cause 4 - Recensione

Trama - 6
Grafica - 8.5
Sonoro - 9.5
Gameplay - 8.5
Rigiocabilità - 7
Longevità - 8
Novità - 6.5

7.7

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