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Conguaglio bollette: è possibile non pagarlo, guida alla contestazione

conguaglio bollette

Il conguaglio bollette è una pratica molto detestata, che per fortuna in alcuni casi è stata resa illegale. Pochi mesi fa, nel marzo 2018, la pratica di emissione dei conguagli oltre i due anni è stata dichiarata illegale dalla legge 3792-A. In sostanza quello che il legislatore ha determinato è che sono i gestori dei servizi energetici ad avere la responsabilità di prendere la corretta lettura delle utenze. Qualora dovessero arrivare dei conguagli superiori ai 2 anni, cadrebbero in prescrizione.

La norma è stata ritenuta necessaria in seguito alla contestazione di numerose bollette da migliaia di euro. Capitava (non raramente) che alcuni utenti lamentassero conguagli dovuti a ricalcoli dei consumi di alcuni anni precedenti. Tra consumi accumulati e interessi di mora, la cifra da pagare per il contribuente diventava insostenibile. Per questo dal 2018 è stata rafforzata la prescrizione. Per essere precisi, la prescrizione esisteva già in precedenza, ma era di 5 anni. Dopo il marzo 2018 il conguaglio bollette non può superare i 2 anni. Se c’è una mancata lettura di oltre 24 mesi, è considerata negligenza da parte dell’operatore. Dunque non è il consumatore finale a doverne pagare le conseguenze.

Cosa fare in caso di conguaglio bollette oltre i 2 anni

Secondo quanto precisato dall’Arera, qualora si dovessero ricevere bollette con riletture di oltre 2 anni, è possibile sospendere il pagamento e chiedere il ricalcolo al proprio fornitore energetico. Sarà lui poi a ricalcolare la cifra da pagare prendendo in considerazione soltanto gli ultimi 24 mesi. Qualora il fornitore non dovesse rispondere al reclamo, o continuare a richiedere l’intero importo del conguaglio, è possibile rivolgersi all’Antitrust (Agcm) che, se considererà colpevole il fornitore, lo obbligherà al ricalcolo della bolletta e, nel caso fosse stata già pagata, al rimborso della quota eccedente.

Il ricalcolo consumi è un conguaglio?

Secondo quanto denunciato di recente da Federcontribuenti, alcuni operatori stanno emettendo dei conguagli mascherati. Alcuni utenti hanno infatti denunciato di avere ricevuto bollette da oltre 500 euro che presentano la dicitura “ricalcolo consumi”. Con questa dicitura probabilmente sperano di aggirare l’ostacolo legislativo (ufficialmente non è un conguaglio, ma di fatto lo è). Pertanto è possibile presentare una contestazione. Qualora si ricevesse una maxi-bolletta con tanto di voce “ricalcolo consumi”, oppure un conguaglio che riguarda un periodo superiore ai due anni, si può procedere in questo modo:

  1. Scrivere un reclamo nei confronti della società fornitrice del servizio, da inviare tramite PEC o raccomandata con ricevuta di ritorno.
  2. Se la società rigetta il reclamo, o non risponde entro 40 giorni, rivolgersi all’Authority per l’energia (Agcm) segnalando il comportamento scorretto.
  3. L’Authority avvierà la fase di conciliazione, in cui si cercherà di trovare una sorta di compromesso tra società e cliente. La conciliazione dev’essere trovata entro 30 giorni.
  4. In caso di importi inferiori ai 2500 euro, è possibile rivolgersi direttamente al Giudice di Pace.

Solitamente il Giudice tende a dare ragione al cliente in quanto la società energetica ha violato chiaramente la legge e dunque il conguaglio bollette, mascherato o no, non è valido. Nell’attesa che l’iter burocratico si risolva, è bene non pagare affatto la bolletta. Oppure pagare soltanto i consumi effettivi. Nel caso di pagamento effettuato, è possibile chiedere il rimborso. Per eventuali consultazioni è possibile contattare l’AGCM (Autorità Garante per la Concorrenza del Mercato).

Foto: Pixabay

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