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Decreto dignità – il testo spiegato: dai contratti a termine al redditometro

decreto dignità

Il decreto dignità, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 luglio 2018, entra nell’ordinamento giuridico italiano. Per una effettiva analisi degli effetti a lungo termine bisognerà attendere la conversione del testo in legge, però una linea politica è tracciata sin da ora. I punti principali riguardano una stretta sui contratti a termine, il divieto di fare pubblicità al gioco d’azzardo, novità su redditometro e delocalizzazioni. Analizziamo i punti nel dettaglio.

Le novità sui contratti a termine del decreto dignità

L’obiettivo che il Governo Movimento 5 Stelle-Lega si propone è di ridurre il ricorso delle aziende ai cosiddetti contratti precari. I contratti a termine verranno limitati con i seguenti provvedimenti:

  • Riduzione della durata complessiva del contratto (quindi sia un unico contratto che più contratti rinnovati) da 36 a 24 mesi;
  • Riduzione del numero massimo di rinnovi, da 5 a 4;
  • Introduzione delle causali, ovvero il giustificativo per cui viene rinnovato un contratto a termine. La causale può riguardare soltanto motivi di riorganizzazione temporanea aziendale oppure per casi straordinari come sostituzione ferie;
  • Ad ogni rinnovo aumenta l’aliquota contributiva dello 0,5%. Ciò significa che ad ogni rinnovo il lavoratore percepirà 0,5% contributi in più del contratto precedente;
  • Tutte le attività (tranne le agenzie per il lavoro) non potranno avere più del 20% di tempi determinati rispetto agli indeterminati;
  • I termini per presentare ricorso su un contenzioso lavorativo da parte del lavoratore passano da 120 a 180 giorni;
  • Aumentano del 50% i costi per il licenziamento senza giusta causa. Prima della riforma il numero di mensilità da risarcire al lavoratore andava dalle 4 alle 24; dopo l’entrata in vigore del decreto dignità si va da un minimo di 6 ad un massimo di 36 mensilità.

Scoraggiate le delocalizzazioni

Uno degli scandali denunciati dal Movimento 5 Stelle in campagna elettorale riguarda le aziende che ricevono aiuti di Stato per non chiudere, e poi li usano per delocalizzare. Con le nuove norme entrate in vigore sarà più difficile portare l’azienda in Romania, in Polonia o in qualche altra nazione con costi più bassi. Per disincentivare le delocalizzazioni, i provvedimenti saranno:

  • L’azienda che riceve aiuti statali non potrà delocalizzare per i prossimi 5 anni;
  • In caso di delocalizzazione dopo gli aiuti statali, dovrà restituire la cifra ricevuta con gli interessi del 5%;
  • Se la delocalizzazione sarà fuori dall’Unione Europea, la multa sarà dal doppio fino ad un massimo del quadruplo della somma ricevuta;
  • Multe alle aziende che ricevono aiuti statali e, pur non delocalizzando, licenziano più del 10% dei lavoratori.

Ostacoli al gioco d’azzardo

Una battaglia molto aspra annunciata da entrambi gli schieramenti di Governo già in campagna elettorale riguarda quella alla ludopatia. Secondo M5S e Lega va fortemente limitata l’azione delle campagne pubblicitarie sul gioco d’azzardo in quanto invogliano l’utente a giocare e possono indurre la sensazione che vincere sia facile. La ludopatia è una piaga nazionale che sta colpendo sempre più famiglie, e nei prossimi anni rischia di pesare anche sulle casse del sistema sanitario nazionale a causa delle terapie per guarire da questa dipendenza. Per questo con il decreto dignità è stato deciso che non si potranno più fare spot pubblicitari, a nessun livello, sul gioco d’azzardo. I media che hanno attualmente in vigore i contratti con le agenzie di scommesse o con altri operatori del settore dovranno chiuderli entro un anno, pena una multa di 50.000 euro o del 5% del ricavo da sponsorizzazione.

Il provvedimento non riguarda soltanto le slot machine e le scommesse, ma anche i gratta e vinci e qualsiasi altro gioco d’azzardo, ad esclusione della lotteria di Capodanno. Inoltre, per recuperare i soldi che si stima verranno a mancare nelle casse dello Stato (che ha il monopolio sulle lotterie) è stata alzata dello 0,25% l’aliquota sui proventi delle slot machine a settembre, più un altro 0,25% a maggio 2019.

Gli altri provvedimenti del decreto dignità

Addio (temporaneo) al redditometro. Lo strumento messo in atto da Renzi per scovare i “furbetti” che non pagano le tasse viene momentaneamente messo da parte per una sorta di revisione, insieme allo Split Payment. Queste strategie andranno riviste dagli esperti economici dei nuovi dicasteri e valutate, per un futuro reinserimento.

Ritornano invece i voucher, strumento che il vecchio Governo aveva prima abolito (per evitare il referendum) e poi reintrodotto sotto forma di PrestO. Viene automatico pensare che i PrestO ritorneranno nel dimenticatoio e verranno ripristinati i voucher. Questi strumenti avranno un funzionamento simile ai loro predecessori, ma dovranno essere giustificati e non riguarderanno tutti i settori. Per comprenderne meglio il funzionamento bisognerà attendere il testo definitivo della legge di conversione.

Prorogata la possibilità per le maestre che insegnavano con il solo diploma magistrale pre 2001-2002 di insegnare per un altro anno. La proroga per ora è prevista solo per 120 giorni, ma il testo definitivo coprirà l’intero anno scolastico. Cancellata la norma che permette lo sport dilettantistico a scopo di lucro. Salvo infine il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione da 35 milioni che rischiava di essere tagliato.

Foto: Camera dei Deputati su Flickr

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