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Partita IVA costi 2018 regime forfettario e normale

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La Partita IVA è la soluzione che l’Italia da qualche anno ha trovato al problema del lavoro. Se i contratti precari si stanno riducendo e le assunzioni a tempo indeterminato diventano sempre più una chimera, sono sempre di più i liberi professionisti ad affacciarsi nel mondo del lavoro. Tralasciando momentaneamente la discussione sulle Partite IVA vere o finte, una cosa è uguale per tutti: i costi. La Partita IVA ha costi di apertura, nonché di tenuta della contabilità, fiscali e altro ancora. Se si guadagna poco molti di questi costi possono essere tagliati grazie al regime forfettario.  Di seguito elencheremo i costi della Partita IVA per entrambe le tipologie.

Partita IVA costi regime tradizionale 2018

I costi di una Partita IVA si possono dividere in due categorie: quelli fissi, uguali per tutti, e quelli variabili in base al fatturato. Partita IVA costi fissi annui, ecco quali sono:

  • diritto Camerale (varia in base alla tipologia di attività e può andare nel 2018 dai 18 ai 150 euro);
  • contributi INPS (aliquota del 27%, l’importo non può essere inferiore al minimale prestabilito nell’anno di riferimento, solitamente intorno ai 3.600 euro. Fanno eccezione eventuali casse professionali);
  • contributi Inail (varia in base al numero di dipendenti e all’attività);
  • Commercialista (varia a seconda del professionista ingaggiato e del tipo di attività, può costare da alcune centinaia di euro a oltre 1000 euro l’anno);
  • Bolli (diritti di segreteria 18 euro, marca da bollo 17 euro, più tutti gli altri bolli da 2 euro da apporre alle fatture che seguiranno superiori a 77,47 euro).

In fase di registrazione della Partita IVA non c’è nulla da pagare. I costi variabili della Partita IVA sono invece sostanzialmente le tasse. Esse sono:

  • Irpef (scaglioni dal 23 al 43% a seconda del reddito);
  • Irap (dipende dalla propria Regione, si attesta intorno al 3,9%);
  • Inps (quota eccedente il minimale);
  • IVA.

Partita IVA costi regime forfettario 2018

Il regime forfettario è molto più conveniente di quello tradizionale, a patto che non si superi una certa soglia di fatturato, oltre a soddisfare altri requisiti di cui abbiamo parlato in altre occasioni. La soglia varia a seconda della tipologia di attività. Le spese che deve sostenere chi aderisce alla Partita IVA 2018 regime forfettario sono:

  • Commercialista (costi variabili in base al professionista scelto e in base al numero di fatture emesse, è di alcune centinaia di euro l’anno);
  • contributi INPS (funzionamento uguale al regime tradizionale);
  • Bolli (2 euro su tutte le fatture eccedenti i 77,47 euro)
  • aliquota fissa del 15% per i liberi professionisti; 5% per le start-up nei primi 5 anni che comprende Irpef, Irap e le altre addizionali varie.

Questo regime è chiamato anche “semplificato” non a caso. Infatti in questo caso non si è tenuti a contabilizzare l’IVA, non c’è l’obbligo di tenuta dei libri contabili e si viene esonerati da altri obblighi e spese obbligatorie per la partita IVA tradizionale.

Foto: Pixabay

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