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Fotovoltaico: in Giappone foreste distrutte per far spazio a mega centrali

parco fotovoltaico in Giappone
Il parco solare di Komekurayama a Kofu, nella prefettura di Yamanashi

La corsa al fotovoltaico del Giappone rischia di avere un alto impatto ambientale. A protestare contro le mega centrali solari sono alcuni comitati civici. Cittadini e ambientalisti sono preoccupati dalla distruzione di centinaia di ettari di foreste vergini. Nel Paese, infatti, ci sono poche aree pianeggianti abbastanza estese da ospitare grandi parchi solari. Così è necessario deforestare le aree naturali.

La perdita di foreste priva migliaia di animali del loro habitat. E non solo: aumenta l’inquinamento. Ogni albero tagliato significa infatti un minore assorbimento di emissioni di CO2.

A preoccupare gli ambientalisti è anche una maggiore esposizione al rischio di frane e alluvioni delle aree disboscate. Gli attivisti chiariscono che sono a favore delle energie rinnovabili. E che sono d’accordo con il Governo: il nucleare dopo Fukushima non è più un’opzione da prendere in considerazione per il piano energetico del futuro.

Semplicemente vorrebbero che il governo e le compagnie energetiche riducessero la taglia degli impianti per occupare meno suolo.

Un’altra richiesta è di scegliere le aree per la costruzione delle centrali tenendo conto anche dell’impatto sul territorio, sulla flora e sulla fauna.

Il programma per le rinnovabili del Giappone nel post Fukushima

Richieste che rischiano di rimanere inascoltate. Il  Giappone infatti, a 7 anni dallo tsunami che ha provocato il disastro nucleare di Fukushima, sta puntando sulle energie rinnovabili per uscire dalla crisi energetica. Ma anche per colmare le distanze con la Cina, l’Europa e gli Stati Uniti, che hanno effettuato maggiori investimenti nelle fonti rinnovabili negli ultimi decenni.

Per mettersi al passo con le altre potenze mondiali, nella prefettura di Chiba, sulla superficie della diga di Yamakura, è stata costruita una fattoria solare galleggiante tra le più grandi al mondo. Il parco fotovoltaico conta 51 mila pannelli solari. La centrale si estende per 180 mila metri quadrati, su una superficie che è 25 volte quella dello stadio di Wembley.

Nei prossimi 20 anni, secondo le stime, la centrale produrrà 16.170 megawattora di elettricità all’anno. Una quantità di energia sufficiente a rifornire migliaia di case.

La centrale ha iniziato la produzione a marzo 2018. E nel resto del Giappone è già stata pianificata la costruzione di altre megafattorie solari.

Il Giappone punta a rispettare gli accordi sul clima di Parigi. Il suo target è ridurre le emissioni del 26% entro il 2030, rispetto ai livelli d’inquinamento registrati nel 2013.

Per centrare l’obiettivo, il Governo intende aumentare la quota di rinnovabili nel mix energetico del 22%-24% entro il 2030.

Kamogawa: la centrale solare della discordia

L’impianto fotovoltaico in progettazione nella città di Kamogawa rientra in questo piano ambizioso. Purtroppo per fare posto ai pannelli solari verranno distrutti 300 ettari di foreste vergini.

Noriyuki Imanishi è il portavoce di un gruppo di cittadini contrari alla costruzione della centrale solare. L’attivista spiega che la distruzione delle foreste priverà del loro habitat centinaia di cinghiali e cervi.

Le proteste contro le mega centrali solari rischiano di estendersi ad altre aree del Paese. Sono infatti in progettazione altri grandi parchi solari anche nella penisola di Izu e nel parco nazionale di Nikko, due importanti aree naturali.

Anche il Japan Renewable Energy Institute ha avvertito che il clima nei confronti del fotovoltaico su larga scala si sta facendo ostile. Qualche timida risposta alle preoccupazioni dei cittadini c’è già stata. La compagnia che costruirà la centrale di Kamogawa si è impegnata a risparmiare la metà degli alberi.

Inoltre le autorità locali hanno promesso che d’ora in avanti, per la progettazione delle centrali rinnovabili, adotteranno un approccio più attento all’impatto ambientale.

A dispetto di queste rassicurazioni, c’è da dire che le autorità locali vedono le megacentrali solari come una fonte di entrate fiscali, sviluppo economico del territorio ed elettricità a basso costo. Fino a quando adotteranno questa visione, le proteste della fetta di popolazione preoccupata per l’impatto ambientale rischiano di non sortire alcun effetto.

Fonte: The Guardian

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