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Pignoramento conto corrente: come avviene e come evitarlo

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Il pignoramento conto corrente è un incubo che può capitare a chiunque sia in possesso di un conto corrente in Italia. Si tratta di una pratica che può mettere in atto l’Agenzia delle Entrate in qualsiasi momento. Di fatto con il pignoramento conto corrente il conto viene bloccato e non si possono effettuare operazioni, né in entrata né in uscita, finché la sanzione non viene rimossa. Ma perché viene effettuata questa operazione? Quando è possibile pignorare il conto corrente? E come evitarlo o sbloccarlo? Ecco i casi più comuni e come uscirne.

I casi di pignoramento conto corrente

Il conto corrente può venire pignorato nei seguenti casi:

  • debiti con il Fisco;
  • debiti verso creditori che si sono rivolti all’autorità giudiziaria;
  • cartelle esattoriali non pagate.

Va specificato che può essere pignorato sia il conto corrente bancario che il conto corrente postale. Può essere pignorato anche un conto cointestato, ma solo al 50%. Un esempio pratico di pignoramento conto corrente è legato ad un prestito non restituito. La banca, in assenza di altre garanzie come gli immobili, può richiedere il pignoramento di un c/c. Il pignoramento può essere chiesto anche da un singolo cittadino o da un’impresa.

Per quanto riguarda i casi di debiti col Fisco o cartelle non pagate, il procedimento è d’ufficio e non vi è bisogno della pronuncia da parte del giudice. Al contrario, in caso di controversie con istituti finanziari, società o privati cittadini, c’è bisogno di attivare la procedura giudiziaria. Solitamente prima di arrivare al pignoramento ci sono un avviso bonario e altre comunicazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate; se dopo 60 giorni il debito non viene saldato, scatta automatico il pignoramento.

Cosa succede a un conto corrente pignorato

A partire dal 1° luglio 2017 la disciplina fiscale prevede la possibilità per il Fisco di bloccare il conto senza l’intervento del giudice. In questo modo lo Stato può prendere direttamente dal conto corrente la somma che gli è dovuta. Nel caso in cui la cifra fosse presente sul conto, dopo il pagamento della somma il pignoramento viene ritirato. Insieme al conto corrente di solito la procedura prevede il pignoramento anche dello stipendio, della pensione o eventualmente anche del TFR. Nel caso in cui l’unica fonte di entrata del conto fosse uno stipendio, questo può essere pignorato fino alla parte eccedente il triplo dell’assegno sociale. Se l’assegno sociale è di 448,07 euro, è possibile pignorare lo stipendio sul c/c pignorato solo per la parte eccedente i 1344,21 euro (triplo dell’assegno sociale). Lo stesso dicasi per la pensione.

Il conto corrente può venire bloccato anche solo in parte. L’autorità giudiziaria può ordinare di bloccare il conto solo per la cifra richiesta, quindi se per esempio il debito è di 5000 euro e sul conto ve ne sono 7000, non può bloccare tutti i 7000 euro ma solo i 5000 necessari al pagamento del debito. Eventualmente può essere bloccata una quota superiore della metà della richiesta per coprire eventuali spese legali e interessi. Se su un conto non vi sono abbastanza soldi per coprire il debito, ma il titolare ha più conti correnti, possono essere bloccati anche gli altri conti.

Come evitare il pignoramento conto corrente

L’unico modo per evitare che il proprio conto venga pignorato è pagare la somma contestata. In seguito all’arrivo della cartella l’intestatario del conto ha diritto a 60 giorni per richiedere la rateizzazione o il saldo del debito verso il Fisco. Se non fa nulla, o se viene concessa la rateizzazione e le rate non vengono pagate, il provvedimento diventa esecutivo. In caso di debiti verso privati invece, è possibile opporsi al pignoramento, durante il dibattimento in aula. L’avvocato del debitore può presentare una opposizione all’esecuzione (nel merito) o un’opposizione agli atti esecutivi (nella forma).

Se sul conto non ci sono soldi o si è in rosso, il pignoramento viene ritirato, ma è possibile riammetterlo non appena vi sia nuovamente denaro. In questo caso però il creditore può chiedere il pignoramento di altri beni immobili (case) o mobili (auto, preziosi, ecc.). In caso di morte del debitore, i debiti non si estinguono ma passano agli eredi.

Foto: Pixabay

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