Home / Attualità / Economia e Risparmio / Risparmiometro: differenza con lo Spesometro, quali beni riguarda?

Risparmiometro: differenza con lo Spesometro, quali beni riguarda?

risparmiometro

E dopo lo Spesometro, arrivò il Risparmiometro. Non è un gioco di parole né una favola: si tratta degli strumenti anti-evasione fiscale del Governo uscente. Si tratta di una nuova arma che ha a disposizione l’Agenzia delle Entrate per verificare se i risparmi accumulati sui conti correnti bancari corrispondono al tenore di vita di ogni singolo contribuente. Ma andiamo più nello specifico e vediamo come funziona e chi finisce nel mirino dei controlli.

A chi è rivolto il Risparmiometro

Il Risparmiometro riguarderà tutti i cittadini residenti in Italia che hanno fatto almeno una dichiarazione dei redditi. Non ci sarà una persona che entra materialmente nel conto e scartabella tra le voci dell’home banking del privato cittadino. Sarà un algoritmo dell’Agenzia delle Entrate ad incrociare le spese effettuate con gli importi presenti su:

  • conti correnti bancari,
  • conti correnti postali,
  • obbligazioni
  • conti presso altri istituti finanziari,
  • conti deposito,
  • carte di credito,
  • prodotti finanziari provenienti da società nel ramo dei metalli preziosi.

Il patrimonio finanziario, in sostanza, verrà incrociato con le dichiarazioni dei redditi. Nel 2018 verranno controllate le situazioni finanziarie solo delle persone fisiche; dal 2019 verranno controllate anche quelle delle persone giuridiche. Non c’è differenza tra persone ricche o povere, i controlli verranno effettuati indiscriminatamente.

Cosa si controlla con il Risparmiometro

Al contrario del Redditometro (o Spesometro) che incrociava le spese effettuate con il reddito dichiarato; il Risparmiometro verifica la congruità dei soldi in entrata. In altre parole verifica se il denaro presente su un conto, sia in entrata che fermo, possa corrispondere al tenore di vita di un cittadino. Per la precisione viene presa in considerazione la giacenza e l’entità complessiva delle spese. Per esempio una persona che richiede un sussidio statale, come il bonus gas ed energia, o dichiara reddito zero, ma poi sul c/c ha 100.000 euro, dovrà giustificarli. O più semplicemente la Finanza chiederà com’è possibile che una persona a reddito zero possa acquistare un’auto nuova. I controlli terranno conto della situazione finanziaria fino ai 5 anni precedenti. Quindi per esempio nel 2018 potranno essere valutate le giacenze fino al 2013.

Ma non finisce qui. Verrà valutata anche la congruità delle operazioni effettuate. Se per esempio ogni mese viene accreditato uno stipendio che però non viene mai speso, scatta la segnalazione all’Agenzia delle Entrate. Automaticamente l’utente viene segnalato come possibile lavoratore in nero. Come farebbe, infatti, a pagare affitto, cibo o utenze se nel conto corrente entrano soltanto soldi, ma non ne escono mai?

Cosa accade se scattano i controlli

In seguito a qualche incongruenza rilevante, ovvero superiore al 20%, scatta in automatico il contraddittorio. In questo caso sarà l’utente a dover giustificare i suoi movimenti all’Agenzia delle Entrate. Dovrà dunque dimostrare come abbia fatto per esempio a comprare l’auto se risulta disoccupato, o se le migliaia di euro arrivate sul conto sono frutto di un’eredità o una vittoria alla lotteria, dato che non vengono dichiarate come reddito da lavoro. Nel caso in cui le giustificazioni riportate dall’utente non fossero ritenute valide, scatterebbe una tassa sulla parte ritenuta “sospetta”. Dunque non sull’intero importo risparmiato, ma solo sulla parte eccedente. Questa tassa includerebbe sia la normale tassazione che non era stata versata al fisco, sia la multa corrispondente.

Foto: Freeimages

Potrebbe interessarti anche:

conguaglio bollette

Conguaglio bollette: è possibile non pagarlo, guida alla contestazione

Nonostante sia illegale, alcuni gestori continuano a mandare conguagli di oltre 2 anni: ecco come fare ricorso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.