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Elezioni 2013: tsunami Grillo, Paese ingovernabile

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Tutta l’Italia aspettava con trepidazione questa mattina per sapere chi la guiderà per i prossimi 5 anni. Purtroppo dovrà aspettare ancora. Le elezioni politiche infatti si sono concluse con un nulla di fatto, un sostanziale pareggio che solo per pura formalità dà la maggioranza alla Camera al centrosinistra, ma non i numeri per governare. Le notizie del giorno sono essenzialmente due: il boom di voti di Beppe Grillo che con il suo Movimento 5 Stelle diventa il primo partito d’Italia, e l’incredibile rimonta di Silvio Berlusconi che vince in quasi tutto il Sud e buona parte del Nord, e porta così i voti nelle due camere ad un pareggio.

Al Senato il Centrosinistra ha ottenuto il 31,63% dei voti che equivalgono ad appena 113 seggi. Ricordiamo che il numero minimo di seggi che garantisce la possibilità di governare è 158. Al Centrodestra sono andati il 30,72% dei voti e di conseguenza 116 seggi grazie alla vittoria nelle Regioni che danno più senatori. Terzo il Movimento 5 Stelle con il 23,79% dei voti a cui vanno 54 seggi. Mario Monti, che avrebbe dovuto essere teoricamente l’ago della bilancia, entra a stento al Senato superando di poco la soglia di sbarramento che gli consente di ottenere appena 18 senatori. Rimangono fuori Giannino, Ingroia e gli altri partiti minori.

Non molto diversa la situazione alla Camera. Anzi, lì il distacco tra Destra e Sinistra è ancora minore, ma la legge elettorale attuale concede un premio di maggioranza a chi prende anche un solo voto in più. E così al Centrosinistra sono andati il 29,54% dei voti, sufficienti ad ottenere 340 seggi; al Centrodestra 29,18% (124), al Movimento 5 Stelle il 25,55% (108), ed infine alla coalizione Monti vanno appena 45 deputati grazie al 10,56%. Fuori tutti gli altri.

La situazione al momento è chiaramente di stallo. Secondo l’attuale legge elettorale sulla carta Pierluigi Bersani ha vinto le elezioni e ha la facoltà di essere eletto Presidente del Consiglio, ma con questi numeri chiaramente non potrà governare. Le strade che si aprono così sono tre: coalizione solo su alcuni punti in comune nel programma con il Movimento 5 Stelle in modo da mettere in pratica solo le politiche su cui sono d’accordo e rifare la legge elettorale, e poi tornare al voto; governissimo con il Centrodestra, anche qui per la legge elettorale e per quei pochissimi punti in comune; nomina di un Presidente “tecnico”, esterno agli schieramenti, che permetta di riscrivere la legge elettorale e riportare gli italiani a votare, probabilmente subito dopo l’estate.

Foto | © Thinkstock

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