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Isopensione: come andare in pensione in anticipo di 7 anni

andare in pensione in anticipo

La legge Fornero, l’attuale legge che regole le pensioni, diventa ogni anno sempre più dura. Dal 2019 l’età in cui andare in pensione sarà 67 anni, equiparata per uomini e donne. E a causa dell’aspettativa di vita in futuro la soglia si alzerà sempre di più. Andare in pensione in anticipo però in Italia è ancora possibile. Parliamo di casi non frequenti ma nemmeno tanto rari. E non facciamo riferimento all’anticipo pensionistico chiamato Ape Social e Ape Volontario. Parliamo dell’isopensione, una misura introdotta proprio dalla legge Fornero e che è ancora in vigore nel 2018 e lo sarà almeno fino al 2020. Vediamo come funziona.

A chi spetta l’isopensione

I lavoratori che hanno diritto all’isopensione, ovvero ad andare in pensione in anticipo di ben 7 anni, sono coloro che:

  • lavorano in aziende con almeno 15 dipendenti;
  • sono iscritti ad un sindacato che prevede l’accordo di isopensione con l’azienda;
  • sono a 7 anni (o meno) dalla soglia di pensionamento.

Il caso dell’isopensione si verifica spesso nelle grandi attività imprenditoriali. Parliamo di banche, compagnie di assicurazione, aziende di grandi dimensioni con tanti dipendenti che hanno tutto l’interesse a far pensionare un lavoratore che non rende come un neoassunto, ma che gli costa tre volte tanto. Infatti il pensionamento anticipato non è automatico, ma la richiesta deve partire proprio dall’azienda.

Come andare in pensione in anticipo di 7 anni

Ma come fare per usufruire dell’isopensione, detta anche scivolo pensionistico? Dopo aver stipulato l’accordo tra sindacato e datore di lavoro, bisogna presentare domanda all’Inps. Il modello è l’Ecocert, o estratto conto certificativo nel quale compare tutta la storia contributiva del lavoratore. L’accordo sindacale viene invece inviato all’Inpsil che fornisce il lasciapassare al pensionamento anticipato. Il documento che viene rilasciato attesterà così la data dalla quale il lavoratore può andare in pensione e l’importo che percepirà nel cedolino. È bene precisare che la cifra sarà inferiore a quella che il lavoratore percepirebbe se andasse in pensione nella maniera tradizionale. Mancheranno infatti 7 anni di contribuiti figurativi. Mancano inoltre gli assegni familiari e non vi è la perequazione automatica. Per questo motivo il lavoratore, dopo aver valutato la proposta, può anche decidere di rifiutarla. Se l’accetta, il periodo tra esodo e pensionamento vero e proprio sarà coperto dall’azienda stessa. L’azienda dovrà essere coperta da una fidejussione bancaria per evitare che possa tirarsi indietro nel pagamento degli assegni.

Altro aspetto da specificare è che, anche se parliamo di pensione anticipata di 7 anni, questa è la soglia massima, ma è possibile aderire all’isopensione anche con meno anni mancanti. Non dimentichiamo infatti che quando la legge è stata varata, era possibile andare in isopensione solo 4 anni prima. Soltanto con la legge di Bilancio 2018, entrata in vigore dal 1° gennaio 2018, la soglia è stata aumentata a 7 anni.

La procedura può essere attivata anche a fronte di un licenziamento collettivo nel quale vengono individuati un certo numero di lavoratori in esubero. Una volta accettata l’isopensione non si può più tornare indietro.

Foto: Pixabay

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