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Fotovoltaico USA: Trump impone dazi del 30% su pannelli solari importati

fotovoltaico USAL’industria solare mondiale sta fronteggiando una stretta sulle importazioni nel mercato fotovoltaico statunitense. Il presidente Donald Trump ha imposto tasse elevate sui pannelli solari importati per favorire la produzione negli Stati Uniti.

A sollecitare un aumento dei dazi sulle importazioni di pannelli fotovoltaici negli USA è stata la US International Trade Commission (ITC).  L’agenzia governativa tutela l’industria interna, vigilando sul dumping attuato dai mercati stranieri, soprattutto da economie in grossa espansione come la Cina. Questa pratica commerciale sleale si basa sull’esportazione di merci a prezzi molto più bassi rispetto a quelli praticati sul mercato interno.

Nel mirino dell’ITC, oltre alle lavatrici importate, sono finiti i pannelli solari stranieri, definiti una grave minaccia per l’industria manifatturiera statunitense. Trump ha così deciso di imporre una tassa del 30% sulle celle solari e i moduli fotovoltaici importati nel primo anno. Il dazio scenderà al 15% a partire dal quarto anno. Le nuove tariffe anti-dumping consentiranno di importare ogni anno 2,5 GW di celle solari non assemblate esenti da dazi.

Dazi anti-dumping fotovoltaico USA, SEIA: freno per energie rinnovabili

La decisione di Trump ha riscosso il malcontento di alcuni produttori, che speravano in tariffe anti-dumping ancora più elevate per vedere tutelati i loro interessi. Anche sul fronte dei consumatori non sono mancate le lamentele. Il timore infatti è che i dazi sulle importazioni di pannelli solari aumentino i costi degli impianti fotovoltaici. L’incremento dei costi di celle e moduli solari potrebbe portare a un calo delle installazioni nel fotovoltaico domestico.

La misura frenerebbe la corsa alle energie rinnovabili statunitense proprio ora che i costi dell’elettricità prodotta dal fotovoltaico sono in grado di competere con i prezzi dell’energia generata dalle fonti fossili come il carbone. Un’industria, quella dei fossili, che Trump si è impegnato pubblicamente a proteggere a dispetto dell’alto impatto ambientale.

I nuovi dazi anti-dumping nei prossimi 5 anni potrebbero ridurre del 10-15% le nuove installazioni di impianti fotovoltaici negli Stati Uniti. Le stime sono di MJ Shiao, capo della ricerca sulle energie rinnovabili della Wood Mackenzie. Secondo Shiao la misura protezionistica avrà un impatto importante, ma non distruttivo sul mercato finale.

La stessa industria solare attiva nel mercato americano appare divisa sulla decisione. Da una parte ci sono i produttori di pannelli solari, come Suniva e SolarWorld, che avevano chiesto al Governo dazi del 50%, la tariffa massima applicabile alle importazioni. Le aziende, firmatarie di una petizione, sono in crisi a causa dei pannelli solari importati, in particolare quelli cinesi.  I produttori lamentano che dall’inizio del 2016 il costo dei pannelli fotovoltaici abbia subito un crollo del 30%.

Dazi anti-dumping causeranno perdita di 23 mila posti di lavoro nel fotovoltaico americano

Dall’altra parte c’è la Solar Energy Industries Association. L’associazione, che tutela gli interessi dell’industria solare americana, avverte che la misura tarperà le ali all’industria nel suo momento di maggiore crescita. Secondo le stime della SEIA i dazi anti-dumping nel 2018 causeranno la perdita di 23 mila posti di lavoro nel solare negli Stati Uniti. Il calo occupazionale nel fotovoltaico sarà la conseguenza diretta del calo degli investimenti nel settore, stimato in miliardi di dollari.

Il CEO di SEIA Abigail Ross Hopper spiega che i dazi più salati non basteranno a far produrre internamente celle solari e moduli fotovoltaici in grado di soddisfare la domanda interna. Né saranno sufficienti a salvare dalla crisi Suniva e SolarWorld. Abigail Ross Hopper sottolinea inoltre che queste aziende non sono in mano ad americani.

Salvare queste aziende dalla bancarotta secondo SEIA non è prioritario perché solo 2 mila dei 38 mila americani che lavorano nell’industria solare producono celle e pannelli solari. Gli altri 36 mila impiegati nel fotovoltaico producono inverter, sistemi di scaffalature metalliche e altri macchinari che migliorano l’efficienza dei pannelli solari.

Questi posti di lavoro sono a rischio. A sottoscrivere le preoccupazioni del CEO di SEIA anche i presidenti di RBI Solar, PanelClaw e di diverse altre aziende manifatturiere solari.

Fonte: The Guardian

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