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Smartphone distruttori: oggetti e business scomparsi dal mercato

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smartphone

Dall’avvento degli smartphone, ormai 10 anni fa, il mondo è cambiato. E così le nostre vite: oggi è tutto più facile, possiamo svolgere operazioni complesse semplicemente tirando fuori un piccolo oggetto dalla nostra tasca. Lo smartphone ci funge da navigatore, macchina fotografica, videocamera, radio, torcia, scanner, supporto per riprodurre video o per leggere libri, blocco note, rubrica telefonica e molto altro ancora.

Basta scaricare un’app e magicamente il nostro smartphone si trasforma nell’oggetto di cui abbiamo bisogno. Ma come facevamo prima? Il telefono serviva per telefonare e, per tutte le altre attività sopra menzionate, era necessario acquistare o possedere uno specifico oggetto. È proprio questo l’oggetto dell’infografica realizzata dalla tipografia online Minimegaprint, che immagina gli smartphone come una tribù cannibale che nel corso di questi anni ha divorato decine di oggetti e business.

Oggetti che costavano parecchi soldi e che pesavano (letteralmente) parecchi chili. Facendo un rapido calcolo, infatti, si scopre che, mentre uno smartphone costa in media 800 euro e pesa 150 grammi, tutti gli oggetti che ha sostituito avevano un costo complessivo di 4.700 euro e un peso di 70 chili. Pensate, semplicemente, al consultare un’enciclopedia: oggi non servono più 20 e più volumi, basta scaricare l’app di Wikipedia. Bello, no?

Tuttavia, sebbene da parte degli utenti oggi sia tutto molto più semplice e a portata di mano, quella che viene chiamata la “smartphone disruption” ha portato con sé anche diversi aspetti negativi. Business scomparsi e aziende fallite, infatti, significano anche perdita di milioni di posti di lavoro. Alcune di queste aziende, ad esempio, sono Tom Tom e Blockbuster: la prima, dal 2007 al 2011 (gli anni di boom degli smartphone), ha perso il 96% del valore del suo titolo in borsa, mentre la seconda è definitivamente fallita nel 2014.

E così come la smartphone disruption ha rivoluzionato completamente il mondo in cui viviamo e lavoriamo, anche la quarta rivoluzione industriale e l’avvento di robot e intelligenze artificiali si appresta a fare lo stesso. La domanda è: siamo pronti?

 

 

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