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Lyft e Uber, scatta la guerra tra i servizi di auto a chiamata

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lyft e uber

Se in Italia Uber ha scatenato il panico, in particolare tra i tassisti, adesso la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente. Tra qualche mese, forse un anno, potrebbe arrivare un concorrente. Si chiama Lyft, e a far paura ulteriormente ai tassisti (e non solo) è il fatto che a finanziarlo sarebbe nientemeno che Google. Ma come funzionano Lyft e Uber? Sono davvero concorrenti? E quali differenze ci sono tra i due servizi? Andiamoli a studiare meglio.

Le analogie tra Lyft e Uber

La prima analogia tra le due tecnologie è che si tratta di app per cellulari. Si tratta di piattaforme tecnologiche che servono per prenotare un’auto per tragitti medio-brevi. Il servizio è dunque molto simile a quello dei taxi, con la differenza che è più economico e le persone che conducono il mezzo non devono conseguire la (costosa) licenza da tassista.

Entrambe permettono di conoscere con un clic quanto impiegherà l’auto a raggiungere il cliente. Basta poi inserire la destinazione (anche se su Lyft non è obbligatoria), salire a bordo e recarsi al punto di arrivo. Il costo dipende da tanti fattori come la distanza percorsa, il tempo impiegato, la tipologia di trasporto e ulteriori extra in casi particolari. A questo punto si può lasciare una valutazione sull’autista su entrambe le piattaforme. La valutazione è necessaria per creare un senso di community e permettere a tutti di viaggiare in sicurezza.

Di base dunque è evidente che i due servizi sono identici. La differenza sta nei servizi aggiuntivi e nei dettagli.

Le differenze tra Lyft e Uber

La prima differenza lampante sta nel sistema di pagamento. Con entrambi bisogna scegliere un sistema di transazione al momento dell’iscrizione. Con Uber può essere tramite carta di credito, Paypal, oppure si possono effettuare i pagamenti in contanti. Con Lyft invece i contanti sono aboliti, ma trattandosi di un servizio di Google è implementata la funzione che permette di pagare tramite cellulare. Inoltre è possibile, in tipico stile americano, rilasciare la mancia. Come per i ristoranti, mentre per Uber la mancia è fortemente facoltativa (e data sempre in contanti), per Lyft è quasi obbligatoria, e anch’essa viene rilasciata tramite app.

Altra differenza sostanziale sta nel fatto che mentre Uber viene usato per tragitti brevi, di solito all’interno della stessa città o fino all’aeroporto, Lyft è imprevedibile. Esiste infatti la possibilità di salire su un’auto e vagare senza meta oppure fare tour turistici. Tra i servizi aggiuntivi di Lyft c’è inoltre il Prime Time, una sorta di certificazione rilasciata agli autisti che percorrono sempre più o meno gli stessi percorsi, il quale accerta la conoscenza della zona. C’è anche un algoritmo che intreccia gli interessi dell’autista e quelli del cliente, in modo da permettere di avere qualche argomento in comune di cui discutere durante il viaggio. Per far questo Lyft interagisce con il database di Facebook che ha profilato ormai più di un miliardo di persone nel mondo. Infine, in quanto prodotto Google, in futuro è molto probabile che le auto di Lyft siano a guida autonoma, cioè senza conducente. I primi esperimenti sono già in corso in California. L’obiettivo di Big G è proprio fornire un servizio automatizzato di navigazione, in modo da garantire ulteriormente la sicurezza dei passeggeri, eliminando l’errore umano.

Al momento dei due servizi soltanto uno è disponibile in Italia, Uber. Per quanto riguarda Lyft, attualmente è stato lanciato soltanto negli Stati Uniti, e nemmeno in tutti gli Stati. Gradualmente la scorsa estate sono partiti i servizi nella maggior parte delle grandi città e si calcola che, entro un anno, possa sbarcare anche in Europa. E chissà, magari anche in Italia.

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